Katy Perry
Katy Perry, foto via Facebook (2025)

Katy Perry nello spazio: missione fallita tra le polemiche

Dopo il flop dell’album 143, la popstar vola nello spazio con Blue Origin per una missione tutta al femminile. Ma l’operazione – costosa, esclusiva e sponsorizzata da Jeff Bezos – scatena critiche feroci e accuse di puro marketing.

Katy Perry sembra non farne una giusta. Dopo le critiche che hanno sovrastato e compromesso il successo del suo ritorno discografico 143, la popstar è tornata al centro dell’attenzione mediatica per un evento ben più clamoroso: un volo nello spazio a bordo del razzo di Blue Origin, nell’ambito della missione NS-31, organizzata dall’azienda di Jeff Bezos. Una missione simbolica, tutta al femminile, durata appena dieci minuti e ventuno secondi – tanto è bastato per superare la linea di Kármán, fluttuare qualche istante in microgravità e rientrare sulla Terra. Ma dietro lo storytelling dell’inclusione e dell’empowerment si è presto scatenata un’inevitabile polemica, specie in un momento storico come questo, segnato da profonde disuguaglianze sociali ed economiche.

Un equipaggio da copertina

La missione NS-31 è stata presentata come un evento storico: per la prima volta dal 1963, un equipaggio interamente femminile ha preso parte a un volo suborbitale. Oltre a Katy Perry, a bordo del razzo New Shepard c’erano anche la giornalista statunitense Gayle King, la filantropa e compagna di Jeff Bezos Lauren Sánchez, l’ingegnera aerospaziale Aisha Bowe, l’attivista per i diritti civili Amanda Nguyen e la produttrice cinematografica Kerianne Flynn. Un gruppo che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto incarnare un messaggio di emancipazione, inclusione e ispirazione per le future generazioni.

Dieci minuti per cambiare il mondo?

Il volo è durato complessivamente 10 minuti e 21 secondi: tempo sufficiente per superare la famosa linea di Kármán – la soglia che separa simbolicamente l’atmosfera terrestre dallo spazio – e godere per pochi attimi dell’assenza di gravità. Amanda Nguyen ha sfruttato l’opportunità per portare a bordo due esperimenti scientifici, uno dei quali condotto in collaborazione con il Centro Nazionale Spaziale Vietnamita e dedicato alla salute femminile e alla ricerca biomedica in microgravità in condizioni di microgravità. Ma per molti osservatori si è trattato di poco più che un pretesto: il vero obiettivo, secondo le voci critiche, sarebbe stato mediatico più che scientifico.

Chi paga, chi parte

La missione è stata finanziata da Blue Origin, l’azienda aerospaziale fondata da Jeff Bezos, ma non sono mancate le polemiche sul reale costo dell’operazione. Il biglietto stimato per passeggero si aggira attorno ai 200.000 dollari, rendendo chiaro fin da subito che si trattava di un privilegio per pochi. La presenza di Katy Perry e Lauren Sánchez – compagna di Bezos – ha fatto da megafono mediatico, ma ha anche suscitato dubbi sull’autenticità del messaggio inclusivo che la missione voleva veicolare.

Reazioni del pubblico e dei media

Le reazioni non si sono fatte attendere. L’attrice Olivia Munn ha definito l’iniziativa “una spesa eccessiva e fuori dalla realtà in un momento di crisi climatica e disuguaglianza sociale”. Zoe Williams del Guardian ha osservato che, sebbene l’equipaggio fosse composto da donne provenienti da diversi ambiti, la missione non ha apportato un reale contributo al progresso dell’inclusività o della scienza spaziale. La scelta di Perry è apparsa a molti – come sottolinea anche Justin Charity su The Ringer – un mero tentativo di restare rilevante nel panorama mediatico. Senza contare la contraddizione tra il messaggio di empowerment femminile e il contesto da cui nasce l’iniziativa: un’azienda controllata da uno degli uomini più ricchi del mondo, spesso criticato per le condizioni di lavoro dei suoi dipendenti, per la sostenibilità ambientale delle sue imprese (come ha sottolineato Emily Ratajkowski, dichiarandosi “disgustata”) e per i suoi legami politici.

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