La corsa presidenziale di Kanye West è stata finora tanto fallimentare nelle premesse quanto machiavellica nei fini. Lo scorso mese un report di Vice rendeva noto che l’azienda reclutata per la performance della sua campagna elettorale, compreso il suo consigliere capo Gregg Keller, era formata da professionisti che in passato avevano aiutato estremisti di destra a guadagnare consenso e posti in parlamento.
Non proprio una bella pubblicità se consideriamo anche i soldi scialacquati dal neo miliardario – sui sei milioni di dollari – per quella che era una missione impossibile fin dalle premesse, anche solo per l’esiguo numero di collegi elettorali in cui il rapper si è registrato.
https://t.co/ZURvTEW9ee we stepping out on faith pic.twitter.com/ypQfooB35w
— ye (@kanyewest) October 12, 2020
Nonostante le disastrose premesse l’autore di Power ha condiviso il suo primo spot elettorale proprio in questi giorni. Ci crede ancora tantissimo e, anzi, è andato al settimo cielo nell’apprendere che il suo nome – secondo un sondaggio farlocco del Kentucky – è finito terzo in una graduatoria che lo vede sopra i candidati principali Donald Trump e Joe Biden ma sotto il libertariano Jo Jorgensen e il miliardario della cripto-valuta Mighty Ducks Brock Pierce.
Per festeggiare la fake news, il rapper senza vergogna ha condiviso un estratto di un inedito intitolato Nah Nah Nah. Si tratta di un pezzo bello crudo con basi drill e strofe come «Next time you text, can it wait?/ You are talking to a presidential candidate», che quasi certamente non finirà in alcun album, con buona pace di tutti.
Di seguito l’ascolto, mentre sopra trovate lo spot elettorale, incentrato sulla religione e la preghiera e con un involontario retrogusto distopico. Niente spoiler. Dategli un’occhiata.
THE WHOLE TEAM IS SO ENERGIZED THAT I HAD TO RELEASE THEME MUSIC NAH NAH NAH pic.twitter.com/p3NhTV11cN
— ye (@kanyewest) October 14, 2020
La scorsa estate West ha pubblicato Wash Us In The Blood, brano e videoclip del singolo che anticipa l’uscita dell’album provvisoriamente intitolato God’s Country e che si preannuncia come un seguito molto più energico del precedente Jesus Is Born.