Jolly Mare, foto per la stampa 2021

Jolly Mare: “Nella disco e nel funk trovo anima e grinta”

Abbiamo intervistato il musicista salentino in vista della data a Jazz Is Dead 2021

Dal Salento, terra di scambi culturali nel Mediterraneo, lo sguardo di Jolly Mare si estende verso territori funky e disco per poi tornare in Italia dalle parti della library music. Il viaggio di Fabrizio Martina, nome dietro il fortunato progetto italiano, è pronto a continuare con l’uscita di un nuovo album, Epsilon, in programma per il 10 settembre.

Jolly Mare è sinonimo di selezioni ricche di colori e di edit in chiave disco-funky di alcuni classici della musica italiana, tra cui il lifting per A Me Me Piace O’ Blues di Pino Daniele o la rivisitazione di Che Cosa Ti Farei di Adriano Celentano. Le festose atmosfere che vanno dalla disco al funky sono da sempre nell’immaginario del producer, come ci ha raccontato via e-mail: «Nella disco e nel funk, ma anche nel soul o nel boogie, da ragazzino ci trovavo istintivamente qualità, anima, grinta, sentimento ed immediatezza. Alcune di quelle cose che rendono vera la musica, ma di questa cosa però mi sono reso conto solo successivamente. Col tempo gli interessi sono cambiati, ma ricordo che allora non mi bastava ascoltare, volevo sentire l’odore delle copertine dei dischi, mi affascinavano le grafiche, le foto, i colori. Così ho iniziato a comprarne più che potevo, anche con sacrificio, e a suonarli in giro. Era una ricerca personale fuori dalle tendenze del periodo, diversamente da quello che accade oggi, e questa cosa mi piaceva perché mi faceva sentire speciale. Quando andavo per negozi o mercatini in cerca di musica ero sempre il più giovane, e di tanto anche. I clienti medi erano rockettari di mezza età o dj di lungo corso che avevano tanti aneddoti da raccontare».

Dopo un primo e fortunato album Mechanics, che si muoveva dalla LA degli wonky beat alla house e disco di Chicago e NY, avvolgendoli sotto una patina di nostalgia italiana, il producer salentino ha cambiato marcia nel 2018 con Logica Natura, lavoro più sperimentale e meno pop, costruito grazie a una rarissima drum machine giapponese. Fabrizio mi ha raccontato come è venuto in possesso di questo prezioso strumento: «Ho ricevuto una telefonata da un vecchio amico di Novoli, il mio paese d’origine in provincia di Lecce, in cui mi raccontava di aver trovato, nei suoi giri alla ricerca di dischi e di strumenti, una drum machine vintage molto rara che era interessato a vendere perché, pur essendo lui stesso un dj ed appassionato, non sapeva esattamente cosa farne. Mi ha chiesto se mi interessava provarla prima di proporla online, così sono andato a trovarlo e con grande stupore mi sono trovato davanti questa meraviglia, estetica e sonora. L’ho presa ovviamente e la sera stessa ho condiviso l’entusiasmo con Orbeatize Records, che ha subito supportato l’idea di sviluppare un album attorno a questo strumento. La scelta della sperimentazione a discapito del pop è successa, non è stata ragionata. Quello che mi interessa è fare la musica che mi rappresenti e che riesca a coinvolgermi in quel momento. Avevo voglia di sperimentare, di provare altre cose, così come al passo precedente volevo scrivere canzoni».

Jolly Mare, foto per la stampa 2021

Dall’uscita di Logica Natura, l’artista dice di «aver vissuto una fase di introspezione» che lo ha condotto al nuovo album Epsilon, in uscita il 10 settembre, un lavoro dove non mancano richiami al suo Salento, terra di origine, spazio fisico e mentale di ispirazione: «Il Salento é stato uno dei moli più importanti del Mediterraneo da dove tanti popoli sono passati lasciando la loro eredità culturale. Ho cominciato a produrre musica proprio in un momento in cui ero tornato a vivere a Lecce dopo diversi anni passati fuori per studio e lavoro, e non credo che sia stato un caso, evidentemente c’è qualcosa nell’aria che mi ha ispirato e continua a farlo. E non parlo solo di alta cultura ma anche di cose più leggere, folcloristiche. Ad esempio su Vivo, che fa parte del nuovo disco, ho rifatto il verso di certi ambulanti che passano per strada a vendere la frutta, in Anatema ho provato a musicare una filastrocca presa dal grico, l’antica lingua che ancora si parla nei paesi della grecía salentina. Sono richiami velati, suggestioni, ma non meno fondamentali».

Suggestioni che il pubblico di Jazz Is Dead potrà ascoltare sabato 11 settembre quando Jolly Mare sarà sul palco del Bunker di Torino all’interno di un festival che celebra le evoluzioni del jazz. Un linguaggio che non manca nella musica del musicista di Novoli:« Non ho una grande cultura a riguardo però credo che il jazz sia soprattutto libertà, rottura delle regole classiche per generare un nuovo linguaggio musicale più complesso e variopinto. Escalation o Isaac su Logica Natura potrebbero avere qualcosa di jazz, se inteso in questa accezione più aperta».

Trovate tutti i dettagli su Jazz Is Dead nella nostra pagina festival. Su Sentireascoltare trovate anche la recensione dei due album di Jolly Mare: Mechanics, a cura di Luigi Lupo, e Logica Natura, firmata da Nicolò Arpinati.

Tracklist
  • 1 Sabbia Bianca
  • 2 Anatema
  • 3 L'Età dell'Oro
  • 4 Gaul Tanz
  • 5 Vivo
  • 6 Il Capriccio
  • 7 Epsilon

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