A sorpresa, la faida che sembrava aver segnato un punto di non ritorno nella storia dei Jane’s Addiction trova una risoluzione pubblica. A quindici mesi dall’alterco sul palco di Boston, culminato in un pugno di Perry Farrell a Dave Navarro e nella conseguente cancellazione del tour, le due parti hanno diffuso messaggi ufficiali di riconciliazione e chiarimento, sancendo di fatto la fine definitiva della band.
Il primo passo è arrivato da Perry Farrell, che il 15 dicembre ha pubblicato un messaggio di scuse rivolto «a tutti, a Boston e nel resto del mondo», poi condiviso dall’account ufficiale del gruppo. «So di non essermi comportato come avrei dovuto», scrive il cantante, scusandosi con il pubblico e con i compagni di band per aver perso la calma e interrotto lo show. Farrell ribadisce il legame profondo con la storia del gruppo, definendo i Jane’s Addiction «al centro della mia vita per decenni».
Poco dopo è arrivata la risposta firmata da Dave Navarro, Eric Avery e Stephen Perkins, che chiarisce la loro versione dei fatti e introduce un elemento nuovo rispetto alle ricostruzioni precedenti. I tre ammettono di aver deciso unilateralmente di cancellare il tour senza avvisare Farrell e di aver diffuso dichiarazioni inesatte sulla sua salute mentale, per le quali chiedono pubblicamente scusa. L’incontro successivo tra i quattro non sarebbe stato finalizzato a una reunion, ma esclusivamente a evitare una conclusione conflittuale della vicenda.
«Ci siamo riuniti un’ultima volta per risolvere le nostre divergenze», si legge nel comunicato, «affinché il lascito dei Jane’s Addiction resti l’opera che noi quattro abbiamo creato insieme». Il messaggio si chiude con l’annuncio definitivo: i membri proseguiranno su percorsi musicali e creativi separati, mentre la storia della band viene dichiarata conclusa.
Dopo mesi di accuse incrociate, azioni legali e segnali contraddittori — inclusi i recenti lavori in studio di Navarro, Avery e Perkins senza Farrell — la vicenda trova così una chiusura condivisa. Non una riconciliazione artistica, ma un armistizio simbolico che mette al centro il patrimonio musicale del gruppo e ne congela l’eredità.