ITsART
Il logo della piattaforma "ITsART"

“It’s Art”. I primi segnali della piattaforma di streaming immaginata dal MiBACT

Sarà probabilmente lanciata a fine febbraio la piattaforma streaming che vorrebbe porsi come vetrina della cultura italiana

Quasi un anno fa, ad aprile 2020, il ministro della Cultura Dario Franceschini aveva lanciato la proposta di una piattaforma streaming “italiana”. Il progetto rientrava nell’ottica di sostenere un settore, quello culturale, letteralmente demolito dal lockdown. In questi mesi, con il protrarsi della pandemia, l’idea del MiBACT – secondo quanto racconta il Post – sta prendendo forma.

La “Netflix della cultura” – come l’aveva definita Franceschini – sarà gestita al 51% da Cassa Depositi e Prestiti e al 49% da Chili, un’azienda milanese che opera nel settore dello streaming anche in alcuni paesi europei. Si chiama ITsART, e ha già un sito in fase di lancio sulla cui homepage leggiamo:

Una piattaforma che attraversa città d’arte e borghi, quinte e musei, per celebrare e raccontare il patrimonio culturale italiano in tutte le sue forme e offrirlo al pubblico di tutto il mondo.

Ha anche un logo, che forse avrete visto, e sulla cui veste grafica non pochi hanno ironizzato, criticando altresì la scelta del nome in inglese.

ITsART sarà disponibile anche come APP e, a differenza dell’ingombrante colosso al quale è stata paragonata, non si occuperà (quantomeno all’inizio) di produrre contenuti originali ma soltanto di distribuire prodotti già esistenti. Il governo ha previsto di finanziare gli enti interessati a realizzare contenuti da mostrare su ITsART con un budget di circa 4 milioni di euro, da aggiungersi a fondi già stanziati con il Fondo Unico per lo Spettacolo. In sostanza, l’idea è quella di una vera e propria vetrina che contribuisca a promuovere contenuti culturali italiani. Alcuni saranno gratuiti, altri a pagamento, altri ancora gratuiti ma con pubblicità. Qui un primo nodo che, al momento, sembra venire al pettine: parrebbe che non sia previsto un “fisso”, ovvero un contenuto che, poniamo, non dovesse vendere biglietti, non otterrà dalla piattaforma un pagamento anticipato.

Se, come scrive il Post, sembra chiaro che ci sarà la pubblicità, non sappiamo ad esempio quanta e quale. Inoltre non sappiamo come sarà fatto e funzionerà il sito, quanti e quali saranno i prodotti disponibili né se la società che la gestirà (Chili) potrà essere in grado di diventare (come Franceschini e il ministero auspicano) un soggetto produttore di contenuti, campo nel quale è pressoché inesperta.

ITsART dovrebbe aprire i battenti tra febbraio e marzo di quest’anno. Al momento la società è al lavoro per selezionare i primi contenuti da ospitare tra una grande quantità di proposte che mostrano, secondo la piattaforma, «grandissimo interesse verso il progetto».

 

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