Lo abbiamo già scritto, la prossima edizione dell’Eurovision Song Contest, la settantesima, in programma a Vienna il 12, 14 e 16 maggio 2026, è partita sotto i peggiori auspici. L’EBU – l’organizzazione che sovraintende al concorso – ha deciso di confermare la partecipazione di Israele, suscitando un’ondata di reazioni e boicottaggi senza precedenti: dopo Spagna, Irlanda e Paesi Bassi, anche Slovenia e ora Islanda hanno annunciato ufficialmente che non prenderanno parte al contest, ritenendo inaccettabile la permanenza di Israele nella line-up.
La decisione dell’EBU arriva a pochi mesi dalle polemiche esplose durante la 69ª edizione, vinta dall’austriaco JJ, quando la seconda classificata, l’israeliana Yuval Raphael – sopravvissuta alla strage del Supernova Festival del 7 ottobre 2023 – aveva ottenuto un’insperata mole di voti da parte del pubblico. Quel risultato aveva riacceso il dibattito sul ruolo politico del concorso, alimentando l’accusa che l’evento fosse diventato terreno di campagne di voto orchestrate. Molti commenti avevano sollevato dubbi sul doppio standard applicato: da un lato l’esclusione di paesi come la Russia, dall’altro la presenza di Israele.
Per attenuare le tensioni, l’EBU ha varato una serie di riforme mirate a restituire al concorso un profilo più “equilibrato”: riduzione del numero massimo di televoti da 20 a 10 per utente, reintroduzione delle giurie professionali nelle semifinali, misure di trasparenza sul voto e divieto di campagne promozionali sponsorizzate da governi o entità terze. Il nuovo regolamento è stato approvato durante l’assemblea generale dell’EBU in Svizzera, ma la partecipazione di Israele non è stata messa ai voti.
La decisione dell’Islanda
La mancata discussione sul caso Israele ha spinto RTVE (Spagna), RTÉ (Irlanda), AVROTROS (Paesi Bassi) e RTV SLO (Slovenia) ad annunciare il ritiro immediato. In queste ore è arrivato inoltre il forfait dell’Islanda: «Abbiamo deciso di non partecipare all’Eurovision Song Contest di Vienna il prossimo anno», comunica l’emittente RÚV, denunciando divisioni interne all’EBU e ricordando che già in passato aveva chiesto l’esclusione di Israele su sollecitazione dei telespettatori islandesi. Partecipare, si legge, non sarebbe «né una fonte di gioia, né un messaggio di pace» e la situazione avrebbe già danneggiato «la reputazione del Contest e dell’EBU».
Portogallo in forse, l’Italia c’è
Intanto, anche la partecipazione del Portogallo è a rischio: undici dei sedici artisti in gara al Festival da Canção – la competizione che seleziona il rappresentante portoghese – hanno firmato un comunicato congiunto in cui dichiarano che, qualora venissero scelti, si rifiuterebbero di andare a Vienna. «Non accettiamo di essere complici della violazione dei diritti umani», affermano, criticando l’incoerenza tra l’esclusione della Russia e la conferma di Israele.
Sul fronte italiano, già la settimana scorsa, la Rai ha confermato la propria presenza a Eurovision 2026. «In qualità di membro dei Big Five, l’Italia ha sempre investito nell’Eurovision Song Contest, contribuendo in modo significativo al suo sviluppo», si legge nel comunicato. La Rai ha inoltre sostenuto, durante il dibattito interno all’EBU, la partecipazione del broadcaster israeliano Kan.
In qualità di membro dei Big Five l’Italia è da sempre tra i Paesi che hanno creduto e investito nell’Eurovision Song Contest, contribuendo in modo significativo, anche economicamente, al suo sviluppo e al suo successo internazionale. Negli ultimi anni il nostro impegno è cresciuto costantemente, a testimonianza del valore che attribuiamo a un evento che rappresenta la più longeva manifestazione musicale internazionale, capace di unire culture diverse in una celebrazione comune. L’impegno di Rai all’interno della competizione è conferma della volontà di rafforzare il ruolo dell’Italia nella promozione di musica, cultura e spettacolo a livello internazionale
Nota della RAI
L’EBU ha fatto sapere che le emittenti dovranno confermare formalmente la loro adesione e che l’elenco completo dei partecipanti sarà annunciato entro Natale. La lista cambia ogni anno e solitamente conta una quarantina di delegazioni, poi scremate nelle due semifinali che precedono la finalissima del 16 maggio 2026.
Resta da capire quanto peseranno sulla credibilità del Contest le defezioni di cinque Paesi – tra cui uno dei Big Five – e se l’effetto domino innescato dal primo annuncio dei boicottaggi sia destinato a proseguire, nel contesto di una tregua che non è mai stata tale.