Lo scorso 27 luglio, nella splendida cornice di Villa Aldini a Bologna Afternoon Tunes Radio Città Fujiko, in collaborazione con SA, ha intervistato Matt Elliott, songwriter inglese ora residente a Nancy, che con l’Italia e, in particolare Bologna, conserva un legame speciale.
All’inizio dello scambio, il nervosismo pre-concerto era palpabile: mesi lontano dai palchi per via della pandemia hanno alimentato un serbatoio di tensioni, ma era giusto questione di tornare a esibirsi affinché tutto tornasse finalmente al proprio posto. Matt dal vivo ha espresso al massimo le sue potenzialità così come altrettanto chiare sono le tematiche “green” del suo ultimo lavoro, Farewell To All We Know. «Il titolo fa riferimento ai cambiamenti climatici e alle problematiche a cui la prossima generazione andrà incontro», rammenta, ed è chiaro a entrambi sia quanto il nostro stile di vita non possa durare a lungo sia quanto sarebbe fondamentale cambiare le nostre abitudini e ancor di più spingere per farle cambiare ai nostri governi e, soprattutto, alle multinazionali.
Il tema apocalittico della fine della civiltà è inoltre presente nella composizione del nuovo materiale a cui l’artista ha lavorato durante il lockdown, periodo in cui ha imparato a suonare il sassofono, dicendosi inoltre fortunato per il sostegno che il governo francese ha dato a lui e a altri artisti, cosa che in altri paesi non è accaduto.
Concept a parte, il processo creativo di Elliott non è un qualcosa di deciso a tavolino. Il Nostro compone anche guardando cose a caso su YouTube o in tutte le situazioni in cui si ritrova «completamente distaccato dalla realtà». Poi c’è un dato di fatto nella sua vita, che è anche una presa di coscienza esistenziale, ovvero non immaginarsi in nessun altro ruolo se non in quello di artista. Chiude la chiacchierata un elogio alla città felsinea, il posto dove ha suonato maggiormente (dopo Parigi), e questo grazie al Freakout, che lo ha ripetutamente invitato a suonare nel corso degli ultimi anni.
