The Red Hand Files è il blog con cui Nick Cave mantiene una sorta di rapporto epistolare con i fan. Dalle sue pagine i fan hanno potuto ricevere risposta alle domande e curiosità più svariate, ottenendo inoltre consigli su come uscire da una crisi creativa o su come immergersi nella sua musica. C’è stato anche chi è stato messo al suo posto per aver espresso giudizi omofobi sul pubblico del musicista, e chi gli ha posto domande sulla sua vita privata (come la rottura con PJ Harvey).
Mai come stavolta, però, Nick Cave ha tirato fuori un argomento molto intimo: la morte dei suoi figli. Cave, infatti, ha visto morire due dei suoi quattro figli: Arthur, morto a 15 anni nel 2015 dopo essere caduto da una scogliera, e Jethro, scomparso lo scorso anno a 30 anni.
«Da quando sei diventato un uomo cartolina da quattro soldi? (in inglese: Hallmark card hippie). Gioia, amore e pace. Vomito! Dove sono la rabbia, lo sdegno, l’odio? Leggerti ultimamente è come ascoltare il sermone di un vecchio predicatore a messa», gli ha scritto Ermine.
Cara Ermine,
Le cose sono cambiate da quando ho perso un figlio per la prima volta. Sono cambiato io. Nel bene e nel male, la rabbia di cui parli ha perso il suo fascino e, sì, forse sono diventato un uomo cartolina da quattro soldi. L’odio ha smesso di essere interessante. Quei sentimenti erano come pelle morta di cui mi sono liberato. Seduto nella mia confusione, incazzato con il mondo, disprezzando le persone che ne fanno parte, e pensando che il mio disprezzo per le cose in qualche modo equivalesse a qualcosa, avesse una sorta di nobiltà, odiando questa cosa qui, e quella cosa lì, e quell’altra cosa laggiù, assicurandomi che tutti intorno a me lo sapessero, non solo lo sapessero, ma lo sentissero anche, disprezzando la bellezza, disprezzando la gioia, disprezzando la felicità negli altri, beh, tutto questo atteggiamento mi è sembrato, non so, alla fine, un po’ stupido.
Quando mio figlio morì, mi trovai di fronte a una vera e propria devastazione, e senza alcuno sforzo da parte mia quel senso di disgusto verso il mondo cominciò a vacillare e a crollare sotto di me. Ho iniziato a capire la posizione precaria e vulnerabile del mondo. Ho iniziato a inquietarmi per lui. A preoccuparmi per lui. Ho sentito l’improvviso e urgente bisogno di tendere almeno una mano in qualche modo per aiutarlo – questo terribile, bellissimo mondo – invece di infangarlo e giudicarlo.
Forse, Ermine, hai ragione e, bene o male, mi sono trasformato da un palo di merda vivente in un biglietto di auguri ambulante. Ma, beh, eccoci qui, io e te, a mandarci segnali di fumo l’un l’altro attraverso uno sbadigliante divario ideologico. Ciao Ermine – lo so, sono un chiacchierone – ciao
Nick Cave, The Red Hand Files
Lo scorso anno è uscito nei cinema This Much I Know To Be True, il documentario di Andrew Dominik dedicato alla partnership artistica tra Nick Cave e Warren Ellis. La recensione su queste pagine è di Flavio Zaurino, mentre per quella relativa all’ultimo album della coppia, Carnage, la firma è di Tommaso Iannini, che ha inoltre curato un approfondimento di carriera dedicato all’artista australiano.