Deezer. Oltre metà della musica caricata ogni giorno è generata dall’intelligenza artificiale

La piattaforma registra 90mila brani AI al giorno, intensifica le misure contro frodi e diluizione dei compensi. Anche TIDAL, Spotify e Apple Music rafforzano i controlli

Quello che fino a pochi mesi fa sembrava un esperimento curioso o un fenomeno marginale è diventato una delle questioni centrali dell’industria musicale digitale. Deezer ha annunciato che la musica generata interamente dall’intelligenza artificiale rappresenta ormai oltre il 50% dei caricamenti giornalieri sulla piattaforma: circa 90mila tracce AI vengono caricate ogni giorno, superando per la prima volta i brani realizzati da musicisti.

Il dato arriva dopo una crescita rapidissima. Nel settembre 2025 Deezer aveva registrato il 28% di upload completamente generati dall’intelligenza artificiale; ad aprile 2026 la percentuale era salita al 44%, con circa 75mila brani AI pubblicati quotidianamente. Nonostante la quantità impressionante, la piattaforma sottolinea che questi contenuti rappresentano ancora meno del 3% del tempo complessivo di ascolto.

Il caso Velvet Sundown

Il fenomeno era già emerso con forza nei mesi scorsi, quando il caso dei Velvet Sundown aveva portato sotto i riflettori la nascita di progetti musicali costruiti attorno all’intelligenza artificiale. La band psych-rock, diventata rapidamente virale sulle piattaforme streaming, aveva aperto una discussione sulla trasparenza dei cataloghi digitali, sulla possibilità di creare identità artistiche sintetiche e sul confine sempre più sottile tra artista reale e prodotto algoritmico.

Se allora il dibattito riguardava soprattutto l’autenticità di un singolo progetto, i nuovi numeri diffusi da Deezer mostrano una trasformazione più ampia: l’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento creativo o un caso isolato, ma una componente ormai massiccia dell’offerta musicale quotidiana.

Sistemi di rilevamento

Per affrontare la crescita dei contenuti artificiali, Deezer ha sviluppato un sistema di rilevamento dell’AI applicato ai cataloghi provenienti da diverse piattaforme streaming. Il servizio ha inoltre iniziato a rimuovere e demonetizzare i brani generati interamente dall’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di ridurre frodi e fenomeni di diluizione delle royalty.

«Deezer è in prima linea nella lotta contro le frodi e la riduzione dei compensi legata alla musica AI da quasi due anni», ha dichiarato il CEO Alexis Lanternier. «Ora che metà dei caricamenti quotidiani è composta da tracce generate artificialmente, stiamo adottando ulteriori misure per proteggere i diritti di artisti e autori, concentrandoci sulla musica che gli ascoltatori amano davvero».

Le politiche delle altre piattaforme

Anche le altre piattaforme stanno intervenendo. TIDAL ha annunciato che non distribuirà royalty per i brani creati completamente con l’intelligenza artificiale, introducendo inoltre etichette specifiche per identificarli e una funzione per permettere agli utenti di escludere questi contenuti dagli ascolti.

Spotify ha invece intensificato la rimozione di contenuti considerati spam, eliminando milioni di tracce e intervenendo sui casi di impersonificazione di artisti reali, inclusi caricamenti AI associati senza autorizzazione a profili di musicisti scomparsi. Apple Music ha scelto una strada più orientata alla trasparenza, segnalando agli utenti quando un brano è stato realizzato con strumenti di intelligenza artificiale.

Diritto d’autore

La discussione riguarda ormai anche il diritto d’autore. Negli ultimi mesi diverse organizzazioni internazionali del settore musicale hanno firmato un appello per chiedere che artisti e autori possano dare il proprio consenso prima dell’utilizzo delle loro opere nei sistemi di intelligenza artificiale. Una battaglia sostenuta anche da nomi come Paul McCartney, Kate Bush, Dua-Lipa e Elton John, intervenuti contro l’uso non autorizzato di materiale protetto da copyright per addestrare modelli generativi.

Il paradosso è che, mentre le piattaforme cercano di arginare l’invasione dei contenuti sintetici, stanno anche valutando forme di integrazione regolamentata della tecnologia. A maggio Spotify e Universal Music Group hanno annunciato un accordo per permettere agli utenti Premium di creare remix e reinterpretazioni generate dall’AI utilizzando brani autorizzati degli artisti coinvolti.

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