Come recentemente riportato da Far Out, nel 2000 Dave Grohl raccontò i suoi dieci album preferiti di tutti i tempi in uno degli ultimi numeri di Melody Maker. Leggendo alcuni passaggi del suo ultimo libro, The Storyteller, è interessante notare come vent’anni dopo quei nomi siano ancora tanto importanti per il frontman. Nel volume l’ex Nirvana ringrazia i B-52’s – che il frontman ha visto per la prima volta da 11enne al Saturday Night Live rimanendone sbalordito – per avergli fatto conoscere la “musica strana”.
Al primo posto delle sue scelte figurava l’immortale White Album dei Beatles («Contiene alcune delle mie canzoni preferite dei Fab Four: Blackbird, Revolution 9, Revolution, Helter Skelter … Lo definirei senza tempo»), ma non mancavano capisaldi dell’hardcore punk, come Rock For Light dei Bad Brains («Questo potrebbe essere il mio disco preferito di tutti i tempi … Erano la live band più incredibile al mondo. Sono semplicemente fantastici») e monumentali classici dell’indie rock quali Surfer Rosa dei Pixies («Ha influenzato un’intera generazione di band che conseguentemente ha influenzato un’altra intera generazione, è probabilmente uno degli album più influenti degli ultimi 15 anni»). Ma tra i suoi gusti compaiono anche album poco scontati, come il debutto dei Public Enemy, Yo! Bum Rush The Show («Una rivoluzione totale nell’hip-hop») e quello che è forse l’album dei Led Zeppelin meno acclamato, Coda.
I Led Zeppelin hanno modellato il mio modo di suonare la batteria. Tutti i loro album sono fantastici. Preferisco Houses Of The Holy e In Through The Out Door rispetto ai loro primi due lavori, ma Coda è per me è il migliore, perché contiene “Bonzo’s Montreux” – una vera sinfonia batteristica di John Bonham. Sono rimasto sveglio molte notti a provare questo brano
Dave Grohl
A rifinire la lista, Gluey Porch Treatments dei Melvins («Sembra registrato in una cantina, ma suona più pesante di qualsiasi cazzo di disco di Dio o Slayer che abbia mai sentito»), The Winding Sheet di Mark Lanegan («È il disco blues della domenica mattina, acustico, profondo. Il ragazzo ha una grande anima e una bellissima voce»), l’omonimo disco del 1993 di Frank Black («Questo è probabilmente il suo album pop più coeso. C’è qualcosa di Bowie dentro … Come paroliere, era davvero grande. Così spiritoso e strano») e Blues For The Red Sun dei Kyuss («Hanno reinventato l’hard rock degli anni ’70»). Di seguito la lista completa.
- The Beatles – The White Album
- The B52’s – The B52’s
- Led Zeppelin – Coda
- Bad Brains – Rock For Light
- Public Enemy – Yo! Bum Rush The Show
- The Melvins – Gluey Porch Treatments
- Pixies – Surfer Rosa
- Mark Lanegan – The Winding Sheet
- Frank Black – Frank Black
- Kyuss – Blues for the Red Sun
Per il secondo anno consecutivo il frontman ha celebrato la festa ebraica Hanukkah (Festa delle luci) con le Hanukkah Sessions, serie di cover per ricordare i più influenti artisti di origine ebraica che hanno lasciato un segno nella storia della musica; tra i brani ci sono Take the Box di Amy Winehouse, la versione black metal pop di Stay (I Missed You) di Lisa Loeb e quella musical con tanto di assolo di kazoo del brano Big Shot di Billy Joel.
Quest’anno Grohl, come al solito, non si è fatto mancare nulla: un nuovo album dei Foo Fighters (Medicine at Midnight), un mini album di cover e versioni live (Hail Satin), una biografia (The Storyteller), l’inclusione per la seconda volta nella Hall Of Fame, un film-documentario (What Drives Us) e un film. A proposito del frontman, da queste parti abbiamo di recente rivangato un episodio di TRL del 2002 che lo vede protagonista con una buffa gag.