May
Brian May, foto di Raph_PH (2017)

Brian May contro l’AI: “Il prezzo di questa tecnologia sarà troppo alto”

Il chitarrista dei Queen sfida Meta AI a ricreare la storica copertina di "The Game". Ma il risultato è piuttosto deludente...

Se l’intelligenza artificiale possa rappresentare il futuro dell’arte, andate a spiegarlo a Sir Brian May. Il chitarrista si è infatti sfogato con un post sui social, lanciando un severo monito sul futuro tecnologico dell’umanità, ormai pervaso dall’utilizzo sempre più invadente delle intelligenze artificiali. Tutto è iniziato da un piccolo esperimento fallito con l’IA generativa che ha spinto il celebre musicista e astrofisico a chiedere un intervento diretto del governo britannico.

Una copertina “distorta”

May ha infatti voluto mettere alla prova Meta AI, chiedendole di ridisegnare la celebre copertina di The Game, storico album dei suoi Queen datato 1980. Laddove nell’originale c’erano i quattro membri della band schierati fianco a fianco in giacche di pelle, l’algoritmo di Mark Zuckerberg ha sputato fuori un’immagine alquanto caotica – e che diciamolo, a prima vista strappa anche più di un sorriso.

Nell’immagine condivisa da May sul suo profilo Instagram, Freddie Mercury, Brian May, John Deacon e Roger Taylor (e un altro, sconosciuto, membro) appaiono con i volti abbozzati e deformi, oltre che privi dei loro storici outfit. Per non parlare poi di un misterioso manico di chitarra spuntato dal nulla in primo piano.

“Buon lavoro, eh? Sarebbe questa l’intelligenza che presto governerà il mondo? Forse è il momento di rendersi conto che dell’IA non abbiamo assolutamente bisogno”.

 

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Un post condiviso da Sir Brian May (@brianmayforreal)

L’appello alla politica

Il punto non è solo che le immagini firmate intelligenza artificiale siano fatti male: il post di May vira infatti rapidamente su una rabbia politica e ambientale sacrosanta. Dietro i giochini dei chatbot e le immagini fatte con un clic c’è un’infrastruttura mostruosa che sta divorando risorse reali nel mondo offline.

May punta il dito contro i data center, definendoli orribili e accusandoli di distruggere paesaggio e ambiente in America, supplicando la politica britannica – e il Primo Ministro Andy Burnham – di bloccarne la costruzione (“You must stop it now”), prima che sia troppo tardi:

Penso che il prezzo che andremo a pagare per questo sviluppo “inevitabile” sarà davvero troppo alto. Dobbiamo impedire che questi terribili data centre siano costruiti nel Regno Unito. Rovinerebbero il nostro bellissimo Paese, così come stanno già distruggendo la bellezza dell’America.

I dati globali raccolti dal web e dalle inchieste ambientaliste confermano che l’allarme di May è un dato di fatto scientifico, a partire dal folle spreco di acqua solo per raffreddare i server (fino a 5 milioni di galloni di acqua al giorno per un solo data center), fino ad arrivare all’inquinamento ambientale e la distruzione del territorio.

La resistenza del mondo musicale

Brian May, d’altronde, non è l’unico gigante della musica a schierarsi apertamente contro l’utilizzo di questa tecnologia: da Damon Albarn, recentemente coinvolto nella produzione della colonna sonora del film Artificial di Guadagnino (incentrato proprio sui fondatori di ChatGPT), a Thomas Bangalter – ex Daft Punk – che rifiuta categoricamente l’idea di affidarsi all’AI per comporre musica: “Perché bypassare il momento che più mi appassiona?”.

Anche Madonna ha voluto dire la sua sul tema: “Gli algoritmi e l’intelligenza artificiale sono l’opposto dell’assumersi dei rischi, e per me questo è l’opposto di fare arte”.

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