Thomas Bangalter prende posizione contro l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella creazione musicale. L’ex metà dei Daft Punk considera l’AI un modo per aggirare proprio ciò che, secondo lui, rende interessante fare musica: il processo creativo. Una posizione che arriva mentre una nuova causa contro Kanye West sostiene che l’artista abbia fatto ampio ricorso a voci generate con l’intelligenza artificiale durante la lavorazione di Vultures 2 e Bully.
“Perché bypassare il momento che più mi appassiona?”
Bangalter ha parlato dell’argomento durante una conversazione con Yana Peel, President of Arts, Culture & Heritage di Chanel, per la sesta stagione di CHANEL Connects. Interrogato sulla possibilità di utilizzare l’intelligenza artificiale per aiutare a scrivere la propria musica, il musicista francese ha escluso rapidamente l’ipotesi.
“L’AI in questo momento si concentra davvero sui risultati. È tutto incentrato sull’output. Il mio processo creativo non riguarda affatto l’output”, ha spiegato Bangalter.
Il problema, per il musicista, non è soltanto il risultato ottenuto attraverso una macchina, ma ciò che si perde per arrivarci. L’AI, nella sua interpretazione, offre una scorciatoia verso il prodotto finito, saltando quella parte di esplorazione, errore e intuizione che costituisce il cuore stesso della composizione.
“È un modo per bypassare il processo creativo”, ha detto Bangalter, spiegando che proprio il percorso verso il risultato è ciò che gli interessa maggiormente: mantenere il processo “spontaneo, intuitivo e istintivo”.
“È proprio il processo creativo che trovo più interessante”, ha aggiunto. “Perché mai dovrei voler bypassare il momento che mi appassiona?”
Un pensiero coerente con il recente percorso artistico intrapreso da Bangalter dopo lo scioglimento dei Daft Punk nel 2021, sempre più orientato verso la composizione orchestrale e la musica per il balletto. Dopo Mythologies, del 2023, nel giugno 2026 è arrivato Mirage – Ballet for 16 Dancers, scritto per la coreografia di Damien Jalet e Kōhei Nawa.
Kanye West e le oltre 400 generazioni vocali AI
Il discorso sull’AI fa il paio con l’ennesimo caso giudiziario che ha investito Kanye West, citato in giudizio da un produttore freelance anonimo che sostiene di non essere stato pagato né adeguatamente accreditato per il lavoro svolto su Vultures 2 e Bully.
Non è la prima volta che il rapper è accusato di non pagare i propri collaboratori. Secondo la causa, il produttore sarebbe stato ingaggiato con urgenza appena due giorni prima dell’uscita di Vultures 2, pubblicato nell’agosto 2024 da Kanye West e Ty Dolla $ign. Tra i suoi compiti ci sarebbe stata anche la produzione di materiale vocale attraverso l’intelligenza artificiale.
Il produttore sostiene di aver realizzato almeno 13 modelli vocali AI personalizzati e oltre 400 singole generazioni vocali, utilizzando anche la propria voce come materiale di partenza. Secondo gli atti, questi contributi sarebbero stati utilizzati in cinque brani di Vultures 2. Il lavoro sarebbe poi proseguito su Bully, l’album solista di West pubblicato nel marzo 2026, con ulteriori interventi sulle voci generate tramite AI.
La circostanza è particolarmente significativa perché, al momento della pubblicazione di Bully, West aveva dichiarato che l’album non conteneva AI. La nuova causa sostiene invece l’esatto contrario, almeno per quanto riguarda parte del lavoro realizzato dal produttore.
Il musicista, inoltre, accusa West e le sue società di non averlo compensato per il lavoro svolto, di non avergli fornito i contratti scritti previsti dalla legge e di non averlo inserito nei crediti delle piattaforme di streaming. Il produttore sostiene di aver avanzato richieste di pagamento per quasi due anni.
La richiesta economica è di almeno 110mila dollari per i danni legati al lavoro svolto sui sette brani coinvolti, oltre alle ulteriori somme previste dalle normative californiane sulla tutela dei freelance. Le accuse contenute nella causa non sono state accertate da un tribunale e i rappresentanti di West non hanno ancora fornito un commento.
Due idee opposte dello stesso strumento
Dove finisce lo strumento e dove comincia il lavoro creativo dell’artista?
Per Bangalter, la risposta sembra essere nel percorso. L’intelligenza artificiale può puntare rapidamente al risultato, ma quella velocità rischia di eliminare l’imprevedibilità che accompagna la ricerca di un suono, l’errore dal quale nasce un’idea, la scelta apparentemente irrazionale che porta altrove.
Nel caso di West, invece, l’AI emerge come uno strumento utilizzato concretamente all’interno della produzione discografica. E proprio qui si trova il paradosso: mentre uno dei musicisti che più hanno legato la propria storia al rapporto fra uomo e tecnologia sostiene che la macchina non debba sostituire il percorso creativo, un’altra vicenda mostra quanto quel rapporto sia ormai entrato nel cuore stesso della produzione musicale.