Brian Eno
Brian Eno, foto per la stampa di Gary Hustwit (2024)

Brian Eno. Il nuovo album “Aurum” e la sua visione sull’intelligenza artificiale

Tra sperimentazione sonora e critica sociale, l'artista torna con un album ambient riflettendo su musica, tecnologia e il futuro della creatività

Sempre attivo come produttore (è tornato al lavoro con gli U2), attivista ed opinionista, Brian Eno è tornato il weekend scorso con una sorpresa: Aurum, album ambient in audio spaziale disponibile in esclusiva su Apple Music. Un’uscita presentata con diverse anteprime nel corso del podcast da lui condotto sempre sulla piattaforma di streaming, che giunge in un momento di grande popolarità del genere e che conferma ancora una volta la centralità di Eno nella sperimentazione sonora. Ma la sua creatività non si esaurisce nella musica: il suo lavoro nel campo dell’arte e la passione per il graphic design lo hanno portato a curare anche l’artwork dell’album, sottolineando ancora una volta il legame tra suono e immagine nel suo approccio artistico.

Roxy Music e il rock

In un’intervista con Zane Lowe, Eno ha ripercorso gli inizi con i Roxy Music, ricordando come al tempo il rock and roll fosse un genere giovane, con appena sedici anni di storia alle spalle. Se si considera il 1955 come anno simbolico della nascita del rock, con Bill Haley e l’esplosione del rhythm and blues in nuove forme, ai tempi dei Roxy Music quel passato sembrava già lontano, un’epoca remota. Eppure, nonostante le previsioni di chi lo considerava una moda passeggera, il rock è sopravvissuto e si è trasformato nel corso dei decenni. Per Eno, il fatto stesso di essere ancora attivo nella musica è qualcosa di sorprendente, così come il semplice fatto di essere arrivato alla sua età continuando a creare.

L’intelligenza artificiale

Un altro tema su cui si è soffermato è l’impatto dell’intelligenza artificiale. La sua preoccupazione principale non riguarda tanto la tecnologia in sé, quanto il fatto che sia controllata da un ristretto gruppo di persone, le cui scelte hanno avuto conseguenze discutibili. L’effetto dei social media, ad esempio, è stato a suo avviso catastrofico per la società e per la politica, contribuendo a creare un ambiente tossico che poteva essere evitato se fosse stato concepito fin dall’inizio come un servizio no-profit. Il problema, secondo Eno, sta nell’ossessione per il massimo coinvolgimento degli utenti, che in realtà è solo un altro modo per dire massimizzazione del profitto — un principio che ha prodotto risultati disastrosi anche in altri ambiti, come nell’industria alimentare americana.

Riguardo all’AI in sé, Brian Eno si è detto aperto alle nuove tecnologie e alle possibilità inaspettate che possono offrire. La storia della musica dimostra che spesso le invenzioni nascono con uno scopo preciso, ma vengono poi utilizzate in modi imprevedibili. Il concetto stesso di distorsione ne è un esempio emblematico: inizialmente era un effetto indesiderato, un errore tecnico, eppure è diventato una componente essenziale del suono della musica popolare. Questo processo di riappropriazione e reinterpretazione è ciò che lo affascina maggiormente e lo spinge a esplorare costantemente nuovi orizzonti sonori.

Lo scorso anno Brian Eno ha diffuso Eno, un docu-film particolare (e relativa colonna sonora) che ripercorre la parabola artistica con un girato di tipo generativo, proprio come parte della musica composta dall’artista in questi anni. Prima di Aurum l’artista ha pubblicato nel 2022 ForeverAndEverNoMore.

Su SA trovate la recensione di quel disco e di numerosi altri della discografia di Eno ma anche un approfondito monografico scritto da Alessandro Pogliani.

Tracklist

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