Brian Eno, foto di Cecily Eno (2021)

Brian Eno contro gli NFT: “Adesso anche gli artisti possono diventare stronzetti capitalisti”

"Non c'è niente che, finora, mi abbia convinto che valga la pena entrare in questa giostra"

Uno dei temi dell’anno è, senz’altro, quello degli NFT (nifties per gli amici). Del loro possibile impiego nell’industria culturale abbiamo iniziato a parlare a marzo, quando Grimes ha messo all’asta una decina di suoi disegni, e quando Aphex Twin ha fatto lo stesso con una sua opera digitale. Dell’impatto di questa tecnologia (fondata sulla blockchain) si è discusso molto, e adesso anche Brian Eno prende posizione.

Intervistato a tal proposito da The Crypto Syllabus, il leggendario compositore ha espresso tutto il proprio scetticismo.

Sono stato contattato diverse volte per “creare un NFT”. Finora però nulla mi ha convinto che ci sia qualcosa che valga la pena fare in questo campo. “Vale la pena fare” per me significherebbe dare vita a qualcosa che aggiunga valore al mondo, non solo a un conto in banca. Se avessi voluto principalmente fare soldi, avrei avuto una carriera diversa, sarei stato un diverso tipo di persona. Probabilmente non avrei scelto di essere un artista. Gli NFT mi sembrano solo un modo per gli artisti di ottenere una piccola parte dell’azione dal capitalismo globale, la nostra graziosa versione della finanziarizzazione. Che gioia, ora anche gli artisti possono diventare piccoli stronzi capitalisti.
Brian Eno

Mentre una gran quantità di artisti musicali hanno abbracciato l’hype dei nifties (ai già citati aggiungiamo anche Achille Lauro, ad esempio), Eno si mostra invece molto critico. Anche e soprattutto da un punto di vista etico. Nel corso dell’intervista parla delle criptovalute come di un pessimo modo di affrontare problemi sistemici.

In un mondo sempre più caldo, una nuova tecnologia che utilizza grandi quantità di energia come “prova di lavoro” – vale a dire, semplicemente per stabilire un certo distintivo di esclusività – è davvero folle. Tutta quell’energia non sta facendo nulla di cui abbiamo bisogno. So che esiste la “proof-of-stake” [un tipo di protocollo per la messa in sicurezza delle reti di criptovalute, ndSA], ma non so se può funzionare davvero a meno che tutti non la mettano in pratica. E anche se lo facessero, non risolve gli altri problemi che mi preoccupano. Vedo un mondo assolutamente inondato di denaro facile e speculazione perché i vari governi del mondo, non disposti a fare alcun serio cambiamento strutturale che possa minacciare l’attuale status quo, hanno deciso di risolvere ogni problema stampando più soldi da buttare. Questo è presumibilmente il motivo per cui le azioni salgono quando c’è un’emergenza come il COVID, perché gli speculatori si rendono conto che una nuova emergenza significa una nuova immissione di denaro e sanno che gran parte di essa finirà nelle loro mani.
Brian Eno

Trovate l’intervista completa sul sito di The Crypto Syllabus. Eno di recente ha collaborato con la londinese Paul Stolper Gallery per creare un giradischi incantevole che segue la scia delle installazioni di «luce e suono» che, tra mostre e gallerie d’arte, da anni propone in formato light box. Su SA trovate un lungo monografico sul Non Musicista, curato da Alessandro Pogliani. Per approfondire la questione NFT, infine, potete recuperare questo articolo dove abbiamo cercato di spiegarla – il più possibile – semplicemente.

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