I NFT, ovvero i Non-Fungible Tokens (per gli amici nifties), stanno diventando terreno di speculazione per artisti, musicisti e naturalmente imprenditori che hanno già un bel gruzzoletto alle spalle. All’inizio del mese vi avevamo dato notizia del consistente fatturato derivato dalla collezione digitale inaugurata da Grimes e dal fratello Mac Boucher, poi sono arrivati i Kings Of Leon con un “pacchetto” relativo al loro ultimo album When You See Yourself (2 milioni di fatturato, alla faccia) e Azealia Banks …con il suo sex tape audio. Ultimi in ordine temporale a approdare nel magico mondo della crypto-art (e relative aste virtuali) sono il compagno della popstar, Mr Elon Musk, e quel diabolico Coupé che risponde al nome di Aphex Twin.
Il primo ha rilasciato in NFT un brano EDM dei suoi dall’omonimo titolo, condividendolo per l’ascolto su Twitter e allegando un tautologico commento («vendo questa canzone che parla di NFTs come NFT»); il secondo ha condiviso un pezzo di digital art animata con il suo iconico faccione disegnato e trapassato da una serie di vettori sci-fi.
La domanda sorge spontanea: se l’NFT è un tipo di token basato su digital distributed ledger (ad esempio blockchain), è un one of a kind e ha le stesse caratteristiche di una criptomoneta (ma rappresenta un bene reale che si abbina/certifica nel nostro caso a opere digitali), come fa il suo possessore a guadagnarci? Semplice, con il ricavato dell’equivalente digitale dell’asta (una Christie’s virtuale per dire) o con un prezzo fissato in partenza. Nel primo caso rientra il brano di Musk, la cui offerta più alta si attestava sopra il milione di dollari (usiamo il passato perché il magnate ci ha ripensato ritirando nel frattempo l’asta – di seguito il tweet), nel secondo l’artwork di Aphex Twin, che ha stabilito direttamente un prezzo fisso in Ethereum, dunque scambiabile in valuta corrente. Mentre vi scriviamo 1 ETH vale 1,490 euro. Dunque per acquistare l’opera di Richard D. James occorrono 107.304,84 euro (il producer garantisce che una parte dei ricavi saranno devoluti a progetti di permacultura e altre buone cause – di seguito il tweet).
Detto altrimenti, chi fa proprio l’NFT del pessimo brano farsa di Musk o il pezzo d’arte del producer britannico può decidere di specularci sopra rivendendolo a sua volta tramite un’asta o a un prezzo definito in criptovaluta o in valuta corrente. Oppure può decidere di conservarlo, trattandolo, ad esempio, come il collezionista si tiene in casa il piede di porco di Supreme. Va da sé che in questo particolare momento d’effervescenza (e ancora pochi player sulla piazza), chi è famoso e può vantare una fitta e accanita schiera di fan, follower misti a speculatori, non ha che da guadagnare certificando in NFT qualsiasi prodotto della sua arte gli venga in mente.
In futuro, stabilizzandosi, questo mondo/mercato potrebbe diventare una realtà che il pubblico potrebbe equiparare alle limited edition o a tutto ciò che è raro. Gli artisti potrebbero sfruttarlo per il merchandise, con i fan a far propri NFT delle loro edizioni autografate, l’equivalente delle limited edition dei vinili: se siamo disposti a pagare anche molto per avere qualcosa di speciale dal nostro cantante preferito, in futuro potremmo desiderare di far nostro il suo NFT allo stesso modo in cui desideriamo far nostra la sua versione fisica. Nel caso di Aphex Twin e Grimes c’è già un passaggio ulteriore (nella virtualità) l’NTF nel loro caso è abbinato a un’opera che esiste solo sul web. Certo, con la musica il passaggio è più facile dato che ormai già ne fruiamo comunemente in forma di streaming.
Da un punto di vista della sicurezza, l’NFT è una cosa sicura, senza intermediari, proprio come i fungible token, legati all’idea di criptovalute. È più difficile da hackerare del nostro homebanking e questo già dovrebbe dare un idea. Inoltre le transazioni ne hanno enorme beneficio, sono più veloci e pratiche da fare. Il sistema dunque è affidabile ed è per questo che dal 2017 a oggi sta guadagnando sempre più consenso e successo.
Per approfondire maggiormente l’argomento vi rimandiamo a un interessante articolo su FlyIp.
Actually, doesn’t feel quite right selling this. Will pass.
— Elon Musk (@elonmusk) March 16, 2021
We will spend a portion of the money on planting trees and either donating to permaculture projects or setting them up ourselves, depending on how much we get .
— Aphex Twin (@AphexTwin) March 14, 2021