«Scollamento dalla base» e «prendere voti solo nelle ZTL» sono concetti mutuati dalla politica e ciclicamente accostati al fu principale partito di sinistra che proprio per questo potremmo riassumere sotto la parola piddizzazione. La piddizazione degli U2 iniziò una ventina d’anni fa, quando decisero di smettere di osare e iniziarono a monetizzare il loro marchio. Da quel momento in poi Bono e soci non furono più gli stessi, iniziarono a ragionare come una multinazionale e il rapporto con i loro fan passò in secondo piano (checché ne dicano i pochi oltranzisti rimasti). Il processo di distacco dalla realtà però è stato lento, impercettibile e dal moto tutt’altro che uniforme, caratterizzandosi per dei momenti chiave, degli scossoni, uno dei quali fu il famigerato caso dell’album Songs Of Innocence venduto ad Apple, che poi lo caricò automaticamente sui cloud di tutti gli utenti iTunes, i quali da un giorno all’altro se lo ritrovarono nel loro “cassetto” senza averlo richiesto. Un’operazione che sollevò un mare di polemiche per l’invadenza e per cui il frontman della band di Dublino è tornato a scusarsi dalle pagine del suo libro autobiografico Surrender: 40 Songs, One Story, in uscita il 1 novembre e un cui estratto è stato anticipato dal Guardian.
A tal proposito il cantante ha prima ricordato una sua conversazione di allora con il CEO dell’azienda di Cupertino, Tim Cook, il quale all’inizio si mostrò scettico sulla trovata propostagli dal leader del gruppo irlandese. «Stai parlando di musica gratis – gli chiese Cook -? Vuoi regalare la musica? Ma lo sai che noi a Apple non facciamo questo, piuttosto ci preoccupiamo che gli artisti vengano pagati per quello che producono?». «Non è proprio regalarla – ribatté con candore Bono – Voi la pagate a noi e poi la rendete disponibile gratis, come un regalo alla gente. Non è meraviglioso?».
Il cantante è poi andato avanti con il racconto della scenetta. «A quel punto Cook alzò il sopracciglio e disse: “Intendi che noi paghiamo per avere l’album e poi lo distribuiamo gratis?”. Io risposi: “Esatto. Come quando Netflix compra i film e li rende fruibili agli abbonati”. Tim allora mi guardò come se stessi cercando di spiegare l’alfabeto a un professore di lettere. “Ma noi non siamo una piattaforma per abbonati”, affermò. “Non ancora – gli dissi io – ma potreste iniziare con noi”. Lui però non era proprio convinto: “C’è qualcosa che non va con l’idea di regalare l’arte, e quest’opera è solo per le persone a cui piacciono gli U2”. “Beh ma io credo che dovremmo regalarla a tutti, poi ognuno deciderà se ascoltarla o meno”».
Terminato il raccontino, il cantante ha tuttavia fatto mea culpa per la pensata: «Come scrisse qualcuno allora: “A me darebbe fastidio alzarmi al mattino e trovare Bono nella mia cucina, con indosso i miei vestiti, che si beve il mio caffè mentre legge il mio giornale. Quest’album gratis degli U2 ha un costo fin troppo alto”. In effetti aveva ragione. Se l’idea fosse stata di regalare il disco a coloro a cui piace la nostra musica, OK, ma regalarla a chi non ha mai avuto il minimo interesse in noi non è stato vincente, dovevamo aspettarci questa reazione. Mi prendo tutta la responsabilità dell’operazione, è stata colpa mia e di nessun altro in seno alla band o in Apple. Pensavo fosse una buona idea e invece direi proprio di no».
Un’idea più attuale (e magari più pertinente) è stata invece quella che è balenata al vocalist di far ascoltare a un cronista del New York Times che lo ha intervistato di recente, un paio di nuovi brani degli U2 che l’artista aveva salvato nel proprio telefono. Faranno parte di Songs Of Ascent, un disco annunciato fin dal 2009 e che pare finalmente a buon punto: «L’abbiamo quasi finito, anche se non lo pubblicheremo subito». Perché? Il leader del gruppo irlandese ha detto che prima vorrebbe pubblicare un lavoro totalmente diverso, un disco rock & roll, un qualcosa di «rumoroso, irragionevole e senza compromessi. Perché se è vero che con il libro sto cercando di fare pace con me stesso, è vero anche non ho alcuna intenzione di fare pace con il mondo. Non è nella mia agenda».
Ora, di sparate del genere è piena la carriera di Bono e c’è da scommettere che, conoscendo i tempi di produzione della band, se qualcosa davvero bolle in pentola in casa U2 non lo ascolteremo prima di un annetto, se tutto va bene. Staremo a vedere. Ricordiamo intanto che tra le recenti notizie riguardo alla formazione c’è quella di una serie targata Netflix in preparazione, e che sulle nostre pagine trovate un corposo approfondimento monografico dedicato al quartetto, che come attività musicale è fermo praticamente al 2019.