Prima il premio, ora i pensieri a caldo (che erano stati preparati in anticipo). In un editoriale scritto per la rivista The Atlantic e riportato da NME, Bono ha condiviso una riflessione sulla Medaglia presidenziale della libertà ricevuta, da lui e da altre 18 personalità di spicco, sabato 4 gennaio dal presidente americano uscente Joe Biden, ringraziato dal vocalist a mezzo post su Instagram («Grazie Presidente Biden. I frontman non sono umili, ma oggi io lo ero. Il rock and roll mi ha dato la libertà… e con essa il privilegio di lavorare al fianco di coloro che hanno dovuto lottare così duramente per la loro»).

Libertà
Nell’editoriale, il cantante degli U2 aveva espresso più diffusamente il suo concetto. «Quando noi rockstar parliamo di libertà, spesso intendiamo più libertinismo che liberazione; ma per chi è cresciuto nell’Irlanda degli anni ’60 la cosa ha un senso. Andavamo pazzi per delle libertà che non avevamo: politica, religiosa e, soprattutto, sessuale. Il rock and roll prometteva una libertà che non poteva essere reclusa o silenziata, un linguaggio internazionale di liberazione. Come U2, volevamo che la nostra canzone Pride (in the name of love) fosse il suono del nostro impegno con Amnesty International che avevamo intrapreso. In questo senso, eravamo insopportabili».
Attivismo
Un Bono che però oggi è più d’azione che di pensiero. «Provo ancora tenerezza per gli atti simbolici o poetici come un pugno alzato al cielo, un urlo, un’immagine indelebile. Credo ancora che siano importanti. Ma per più di vent’anni ho optato per l’attivismo piuttosto che per il simbolismo. Una volta al mese arriva a casa nostra una petizione per qualcosa di assolutamente degno. Ma non sono un grande firmatario. In questi giorni sono più propenso a essere specifico che drammatico, a organizzare piuttosto che agonizzare. Voglio sapere cosa funziona davvero. Se tiro un pugno, voglio che vada a segno. Mi piacevano le oscillazioni selvagge della mia giovinezza, ma adesso sono più eccitato nei confronti delle strategie e delle tattiche che possano mettere l’ingiustizia in secondo piano. E in realtà, in definitiva, non sono le personalità – per quanto noiose o interessanti come possono esserlo i cantanti – a cambiare le cose. Sono i movimenti come Jubilee 2000 o la ONE Campaign che scendono in pista e raggiungono i corridoi di Capitol Hill, dei parlamenti e dei G8».
Fede, ostinazione e altruismo
Ma di cosa ha bisogno la lotta per la libertà oggi? «Fede, ostinazione e altruismo», secondo il leader del gruppo irlandese. «Per molti anni ho citato una frase di Martin Luther King: “L’arco dell’universo morale è lungo, ma tende verso la giustizia“. Ma ora so che non è così. Deve essere curvato. Solo così alla fine i muri crolleranno: in Ucraina, in Sudan, a Gaza, in tutto il Medio Oriente e in ogni parte del mondo dove salute e umanità sono a rischio».
Di recente gli U2 hanno rivelato di essere al lavoro su nuova musica con Brian Eno, mentre Larry Mullen Jr. ha parlato della sua diagnosi di discalculia.