Bono
Bono degli U2 (photo credit: Stephen Caillet / Panoramic / Insidefoto)

Berlinale. Bono degli U2 consegna a Steven Spielberg l’Orso d’Oro alla carriera

Un premiato e un premiatore speciali al Festival internazionale del cinema di Berlino.

Martedì, Steven Spielberg ha ricevuto l’Orso d’Oro alla carriera dalle mani di Bono degli U2, il quale, comparso a sorpresa sul palco dell’edizione 2023 della Berlinale (dove sta presentando il documentario Kiss the future sull’assedio di Sarajevo e la storia che portò la band allo storico concerto del 1997), prima di procedere al conferimento dell’ambita statuetta ha raccontato cosa ha significato e significa per lui il cinema del grande regista americano. «Ci sono molte ragioni per cui le persone amano Steven Spielberg – ha detto il cantante – e tutte sono valide. Ecco la mia. È una ragione molto personale ma dato che ho già in corpo un paio di vodka ve la racconto».

Il vocalist ha iniziato citando il film Sugarland Express, secondo lungometraggio di Spielberg, datato 1974, in cui una giovane donna convince il marito a evadere di prigione, nonostante gli rimangano solo quattro mesi da scontare, per raggiungere il figlioletto: «La vicenda – dice Bono ricordando la trama – diventa un caso mediatico quando i due rapiscono un poliziotto e il mondo resta lì in attesa di vedere come evolvono le cose. È una situazione molto spielbergiana. In quella specie di grembo materno con affaccio sull’esterno che è il cinema, vedo la faccia della madre proiettata su uno schermo alto 30 piedi. Lei è interpretata da Goldie Hawn ma io in quella donna ritrovo la mia, di madre, e allo stesso tempo la vedo come una bambina, gigantesca, imperfetta. Piango, nonostante io abbia il cuore colmo di gioia perché so che mia madre verrà sempre a cercarmi. Questo è puro cinema. Anzi, puro Spielberg: il suo nome è già diventato un aggettivo».

Per Bono, Spielberg ha qualcosa di ultraterreno: «È un po’ fuori dal mondo. Non è davvero una celebrità, non trovate? Grazie a Dio. Sappiamo che è uno dei più grandi registi di Hollywood eppure abbiamo come l’impressione che non vi appartenga del tutto, e siamo tutti sollevati».

Poi il leader degli U2 è passato a parlare di A.I. – Intelligenza artificiale, altro film, del 2001: «Il protagonista è un ragazzo-robot che sviluppa un’anima e mostra amore incondizionato a sua madre. In quella macchina che è Hollywood. Steven Spielberg è l’anima dentro la macchina e quindi, cari signore e signori, c’è da rendere omaggio a questa figura storica, in questa ancor più storica città che è Berlino».

Bono ha poi aggiunto che Spielberg ha speso buona parte della sua carriera a scavare nel passato così da poter meglio capire ciò che spaventa del presente, riferendosi a film come Schindler’s List, L’impero del soleSalvate il soldato RyanAmistad, LincolnIl colore viola. In ultimo, la citazione per l’ultima opera del regista, il quasi autobiografico The Fablemans: «La critica ama questa sguardo alla propria vita, e io pure. Non sono però d’accordo col parere secondo cui con questo film, Steven Spielberg ci abbia finalmente raccontato la sua storia. Perché lui, la sua storia, ce l’ha racconta da sempre».

Dopo aver ricevuto il premio, Spielberg ha commentato: «Questo riconoscimento ha un significato particolare per me, perché sono un regista ebreo. Mi piace credere che questo piccolo momento rappresenti un grande passo per cercare di guarire i luoghi danneggiati della storia. Il popolo tedesco ha mostrato a se stesso la volontà di rileggere la storia del proprio paese. Altri paesi, incluso il mio, hanno molto da imparare dal coraggio e dalla determinazione del popolo tedesco per evitare che i fascisti prendano il potere».

Ma il director ha rivolto lo sguardo anche al futuro: «Mi allarma un poco quando mi dicono che ho vissuto a lungo, perché ancora non ho finito. Voglio continuare a lavorare, imparare, scoprire e scacciare via la merda da dentro di me e qualche volta pure da dentro di voi. Finché troverò gioia nel farlo e finché darò gioia al mio pubblico, sarò riluttante al dire che è finita. Sono sessant’anni che faccio questo mestiere – ha concluso il regista – ma mi sembra ieri che ho girato Duel e Lo squalo. Oggi, a 76 anni, ne so molto di più sulla regia di quando ne avevo 25, ma l’ansia, le incertezze e le paure che mi tormentavano allora le sento ancora vive in me come non fosse passato mezzo secolo».

Riguardo a Spielberg, su SA potete leggere le recensioni di alcuni suoi capolavori come Lo squaloIndiana Jones e i predatori dell’arca perduta, ma anche del più recente West Side Story. Per quanto attiene al mondo U2, invece, vi rimandiamo, oltre che alla nostra corposa monografia, alle recenti novità che includono un nuovo(/vecchio) album e soprattutto la residency a Las Vegas programmata per il prossimo autunno con la messa in scena dello spettacolo U2:UV Achtung Baby Live at the Sphere.

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