Guesch Patti
Guesch Patti in “Etienne”, still Video

Addio a Guesch Patti, la voce di Étienne aveva 80 anni

Cantante, danzatrice e attrice, Guesch Patti è morta a Parigi. Con Étienne conquistò l'Europa, ma la sua carriera attraversò musica, teatro, danza e cinema.

Guesch Patti, cantante, danzatrice e attrice francese diventata celebre in tutta Europa grazie a Étienne, è morta a Parigi il 22 giugno all’età di 80 anni dopo una lunga malattia.

Gli esordi tra danza classica e primi passi nella musica

Nata Patricia Porrasse il 16 marzo 1946 a Neuilly-sur-Seine, era figlia dell’impresario e direttore artistico Jean Porrasse e figlioccia dell’attore Bernard Blier. Il nome d’arte univa “Guesch”, soprannome dell’infanzia, a una contrazione del suo nome di battesimo. Prima ancora della musica, la sua vita fu segnata dalla danza: entrata a nove anni all’Opéra di Parigi come “petit rat”, lavorò successivamente con figure fondamentali come Roland Petit, Carolyn Carlson e Pina Bausch, maturando un approccio alla performance che avrebbe influenzato tutta la sua produzione successiva.

Dopo alcune esperienze discografiche negli anni Sessanta nel duo Yves et Patricia e un passaggio nel trio Dacapo, fondato nel 1984, il successo arrivò inaspettatamente nel 1987 con Étienne. Il brano, sostenuto da un videoclip in bianco e nero dall’estetica teatrale e provocatoria, giocava apertamente con l’ambiguità erotica e trasformò Patti in una delle personalità più riconoscibili del pop europeo di fine decennio. Il singolo conquistò le classifiche di numerosi Paesi, Italia compresa, e contribuì al successo dell’album Labyrinthe, premiato da vendite superiori al milione di copie e accompagnato, nel 1988, dalla vittoria alle Victoires de la Musique nella categoria Rivelazione femminile dell’anno.

Il successo di Étienne e l’affermazione internazionale

La sua musica si distinse sin dall’inizio per una forte componente narrativa e performativa. Brani come Let Be Must The Queen affrontavano temi di marginalità, prostituzione e desiderio attraverso immagini volutamente provocatorie, mentre l’album Labyrinthe intrecciava questioni sociali, disagio urbano ed emarginazione a una scrittura pop sofisticata.

Con Nomades del 1990 Patti cercò di allargare ulteriormente il proprio orizzonte espressivo. Il singolo d’apertura L’homme au tablier vert rappresentava una critica satirica dell’estrema destra francese e dell’ascesa di Jean-Marie Le Pen, confermando la volontà dell’artista di affrontare temi politici e sociali senza rinunciare alla dimensione spettacolare. Nonostante una tournée internazionale che toccò Europa, Stati Uniti e Canada, il disco non replicò i risultati commerciali del predecessore.

Da Blonde a Dernières nouvelles: la stagione della sperimentazione

Gli anni Novanta segnarono una progressiva evoluzione verso territori più sperimentali. Dopo Gobe (1992), accolto favorevolmente dalla critica ma poco premiato dal mercato, Patti pubblicò nel 1995 quello che molti considerano il suo lavoro più audace, Blonde. Il disco incorporava elettronica, chanson e pop d’avanguardia e vedeva la partecipazione di artisti come Étienne Daho, Françoise Hardy e Matthieu Chedid. Tre brani dell’album furono scelti da Peter Greenaway per la colonna sonora de I racconti del cuscino, contribuendo a consolidarne il culto internazionale.

Nel corso della sua carriera interpretò inoltre numerose riletture del repertorio francese, confrontandosi con autori come Jacques Brel, Michel Berger, Francis Cabrel, Jean Ferrat e Alain Bashung. L’ultimo album in studio, Dernières nouvelles, uscì nel 2000 e mostrava un registro più introspettivo e malinconico, successivamente sviluppato anche attraverso un innovativo progetto audiovisivo pubblicato in DVD.

Con il progressivo ridimensionamento della propria attività discografica, Patti tornò a dedicarsi soprattutto alla danza, al teatro e al cinema. Recitò in produzioni come L’opera da tre soldi e I monologhi della vagina, partecipò a film di registi come Claude Lelouch e Luís Galvão Teles e continuò a muoversi liberamente tra linguaggi artistici differenti.

Se Étienne resta il brano che ne ha consacrato la fama internazionale, l’eredità di Guesch Patti va ben oltre. La sua figura ha incarnato un’idea di un pop colto, teatrale e anticonformista, capace di dialogare con la danza contemporanea, il cinema d’autore e la performance art.

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