Film
Luca Guadagnino
Queer
-
Elisa Torsiello
- 15 Aprile 2025
Giovani che scoprono il mondo ineffabile e inafferrabile dei sentimenti; menti malleabili e scosse da traumi inespugnabili; uomini che desiderano e non ottengono. L’universo cinematografico di Luca Guadagnino è un saggio costante sulla potenza ambivalente delle tentazioni, tanto distruttiva quanto generativa. Queer, tratto dal romanzo di William S. Burroughs, ne rappresenta l’ultima, febbrile evoluzione.
Tratto dal romanzo di William S. Burroughs, il film – presentato all’81.esima edizione della Mostra del cinema di Venezia – si sporca di sudore e polvere, per restituire la sofferenza latente e mal accettata di un protagonista (Daniel Craig) che desidera, ma non ottiene. Il giovane Eugene (Drew Starkey) rimane un’idea, un’aspirazione, e come tale viene restituito da inquadrature angolate che lo innalzano a divinità da omaggiare, pregare e a cui sacrificare se stessi.
Le ombre desaturano un universo dove il caldo del Messico si fa asfissiante e allucinogeno, fino a disorientare, scombussolare, disunire il proprio protagonista. Peccato che le parti di cui consta l’opera manchino di coesione lasciando vagare in un discorso sbrindellato un’analisi empatica di un’anima che vaga nel buio della notte alla ricerca di qualcosa che vorrebbe, ma non è.
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