... Uno per tutti.

Stranger Things 5. Una guida alla colonna sonora

Fin dai primissimi passi della sua corsa Stranger Things ha riservato alla composizione della sua colonna sonora un posto d’onore per l’ideazione del proprio abito nostalgico, cercando i fili per cucirlo attraverso le hit più apprezzate e soprattutto più rappresentative della produzione pop degli anni ‘80. Ovviamente partendo dall’immaginario dell’audience statunitense.

Nel corso del tempo il feeling tra lo show Netflix ideato dai fratelli Duffer e il comparto musicale è andato via via intensificandosi fino a scommettere sulla possibilità di poter rispolverare singoli passati non solo per riproporli al pubblico degli anni Duemila, ma addirittura per regalargli una seconda vita legandoli indissolubilmente al titolo. Ci riferiamo ovviamente a Running Up That Hill di Kate Bush.

Questa importanza fondamentale che Stranger Things ha sempre riservato alla scelta della sua soundtrack consente una lettura della serie attraverso l’analisi dei cosiddetti “drop” di ogni episodio. Ovvero quello che faremo noi in questa sede, andando incontro a inevitabili spoiler.

Prima di cominciare giusto un paio di chicche extra, ma sempre a tema musicale: abbiamo un Jonathan Byers con la t-shirt dei Fall, un poster in bella vista degli Who e un liceale a caso con una bellissima giacca di pelle recante la scritta Dead Boys. Ah, menzione a parte: l’uso di Child in time dei Deep Purple per il first trailer.

Siamo di nuovo qua.

Capitolo uno: “La missione”

  • Michael JacksonRockin’ Robin
  • Psychedelic FursPretty in Pink
  • Diana RossUpside Down
  • Kate Bush Running Up That Hill

 

Cover della canzone omonima di Bobby Day del 1958, Rockin’ Robin ci viene proposta nella versione di Michael Jackson contenuta nel suo album d’esordio Got to Be There del 1972 per presentarci il nuovo lavoro in radio di Robin (Maya Hawke) in tandem con Steve (Joe Keery). Si tratta della “drop number one” della stagione 5 di Stranger Things.

Da qui arriviamo alla prima delle due canzoni dedicate al nuovo personaggio chiave della storia: Holly Wheeler (Nell Fisher). Parliamo di Pretty in Pink degli Psychedelic Furs, un altro singolo dall’atmosfera solare prima di lasciare spazio ad un ideale ascensore verso la parte più oscura del titolo. Ed ecco allora Upside Down di Diana Ross, richiamo direttissimo al Sottosopra per poi chiudere con la riproposizione di Running Up That Hill.

Una firma identificativa per lo show e il modo per riallacciare i conti la dimensione da male sotterraneo che si annida nella parte nascosta delle vite dei nostri protagonisti, in attesa di tornare a far loro del male. Concetti che una – ormai ex – Mad Max (Sadie Sink) in coma rappresenta alla perfezione.

Capitolo due: “La scomparsa di Holly Wheeler”

  • ABBAFernando
  • The ChordettesMr. Sandman

 

Il sottofondo musicale che accompagna come l’azione riprende a Hawkins, coinvolgendo tutto il parterre degli illustri protagonisti, è il simbolo della “ABBAmania” di metà anni ‘70, ovvero Fernando.  Un singolo che fece letteralmente impazzire una metà di mondo e che contiene al suo interno dei riferimento specifici alla guerra e al ritorno alla guerra e ad imbracciare un fucile.

Nello specifico accompagna scena in cui Karen Wheeler (Cara Buono) si appresta a farsi un bagno in vasca, ma, visto il testo della canzone, non possiamo non pensare ad un collegamento anche con Hooper (David Harbour), in questa nuova stagione di Stranger Things dichiaratamente reinventato come un veterano.

Father & daughter.

Scelta di classe quella della versione swing di Mr. Sandman dei Chordettes e scritta da Pat Ballard, stesso cognome con cui ci venne presentato Vecna la prima volta tra l’altro. Qui si può leggere un richiamo ad una nota canzone dei Metallica, già presenti in Stranger Things con l’arcinota scena di Master of Puppets suonata da Eddy (Joseph Quinn) poco prima di essere ucciso nello scorso final season. C’è quindi la ricerca di un’ambiguità di fondo, funzionale al fatto che il Demogorgone è lì, ma il manovratore, cioè il nostro caro Henry (Jamie Campbell Bower), è ancora in una dimensione ipotetica in questo momento della storia. C’è? Non c’è? Magari si chiama signor José?

Capitolo tre: “La trappola”

  • Freddy Martin & His OrchestraTo Each His Own
  • TiffanyI Think We’re Alone Now
  • YelloOh Yeah

 

Nuova introduzione di episodio di stampo corale per Stranger Things 5, stavolta come una chiamata al coordinamento invece che all’unità – vista la situazione sul campo – e quindi più consapevole e seria, in cui ognuno è chiamato a prendersi delle responsabilità. Il brano si chiama To Each His Own del 1946 – inserita nel rifacimento di Freddy Martin & His Orchestra – e nella sua concezione diede il titolo al film omonimo di Mitchell Leisen, conosciuto in Italia come A ciascuno il suo destino. Una pellicola che parlava di separazione e lutto a causa di una guerra, ma anche di coraggio e futuro.

Tutti vogliono Holly Wheeler.

Ora arriviamo al secondo brano dedicato a Holly – un regalo diretto di Henry -, che riguarda la canzone preferita della pop star preferita del personaggio, ovvero I Think We’re Alone Now di Tiffany, cover dell’omonimo brano di Tommy James and the Shondells tratto dal suo album d’esordio Tiffany del 1987. Un gioco sottile anche la scelta di questo brano, che magari strizza l’occhiolino al fatto che c’è qualcuno che capisce la ragazza o forse che c’è posta per lei.

Arriviamo a Oh Yeah di Yello, il brano del 1985 che divenne famoso anche grazie alla sua presenza nella colonna sonora di Una pazza giornata di vacanza di John Hughes, commedia del 1986. La decisione di includerla in questo momento della storia è un anticlimax, in cui si fa passare una prigionia angosciante per un soggiorno in vacanza. Non diciamo altro.

Capitolo quattro: “Lo stregone”

  • Elmer BernsteinPremature Plans
  • The ChordsSh-Boom

 

Presenza d’eccezione nella soundtrack di questa prima tornata di episodi della quinta stagione di Stranger Things quella di Elmer Bernstein, candidato a 14 premi Oscar di cui uno vinto per Millie nel 1968. Il brano scelto è Premature Plans, ovvero il brano centrale de La grande fuga di John Sturges del 1963, riferito diretto e verbalizzato dai personaggi della storia. Una ridondanza in un certo senso, ma anche un rinforzo all’animo postmoderno dello show.

Infine Sh-Boom (o Life Could Be a Dream) dei Chords, brano R&B presente nel film Train Ride to Hollywood del 1975 in una versione a cappella e, soprattutto, nel film del 1989 Il duro del Road House nella sua versione curata da The Crew Cuts. Questo “drop” accompagna la detonazione della vicenda raccontata in questa prima parte della stagione.

Faccia a faccia.

Episodio cinque: “La scossa”

  • Raymond ScottThink of a Carpet
  • Floyd Cramer – Heart and Soul

Per il primo brano dell’episodio, i Duffer bros scelgono ancora un artista che ha una lunga storia d’amore con l’audiovisivo. Nello specifico Raymond Scott è stato un grande compositore di colonne sonore per film hollywoodiani nella prima metà del Novecento e poi il principale autore musicale dei Looney Tunes a partire dagli anni ’40. L’altro drop è invece Heart and Soul di Floyd Cramer, che è una canzone piuttosto infantile per testo ed esecuzione.

Episodio sei: “Fuga da Camazotz”

  •  Rob Simonsen / London City OrchestraRunning Up That Hill Instrumental Cover Version

 

Episodio di Stranger Things pensato come un crescendo prima di una scena madre preconfezionata e pensata per essere uno dei ricordi di tutti i fan, richiamando una delle sequenze manifesto principali della serie. Non diciamo nulla, ma vi basti pensare che ci sono di mezzo di nuovo Max e Running Up that Hill – che originalità – in una versione il più drammatica e aulica possibile. La formula avrà funzionato di nuovo?

Che hai visto, Max?

Episodio sette: “Il ponte” 

  • Moby – When It’s Cold I’d Like to Die
  • Butthole Surfers – Human Cannonball

 

In realtà oltre i brani sopracitati c’è di nuovo Running Up that Hill, tra l’altro piazzata nel bel mezzo di uno scambio di battute abbastanza indicativo. A proposito di canzoni ricorrenti, troviamo anche When It’s Cold I’d Like to Die di Moby, già presente nella stagione scorsa e nella prima della serie Netflix.

Il Volume II della quinta stagione di Stranger Things si chiude con i Butthole Surfers e la loro Human Cannonball dall’album Locust Abortion Technician strasponsorizzato da Mike come tappeto musicale ideale per la missione salva mondo nella sua discussione finale con Robin, che invece evoca i Replacements, gruppo che da queste parti non ha certo bisogno di presentazioni.

Una delle scene più discusse della quinta stagione.

Episodio otto: “Il mondo reale” 

  • The ChordsSh-Boom
  • Prince & The Revolution – When Doves Cry
  • Prince & The Revolution Purple Rain
  • Fleetwood MacLandslide
  • PixiesHere Comes Your Man
  • Iron MaidenThe Trooper
  • Cowboy JunkiesSweet Jane
  • Etta JamesAt Last
  • David BowieHeroes

Non poteva che essere una finale di serie ricchissimo di “drops” per Stranger Things, che nei suoi oltre 120 minuti di durata vede disseminati tantissimi brani significativi sia per la loro importanza e portata storica e sia per i richiami a utilizzi e versioni precedenti. Versioni che hanno accompagnato e sottolineato molti momenti altamente simbolici dello show.

Final duel.

Scartati – com’era altamente pronosticabile visto il dibattito alla fine dello scorso episodio – i Butthole Surfers, la scelta per l’innesco del conto alla rovescia dell’esplosione che mette in moto le ultime azioni dell’episodio ricade su un duo d’eccezione confezionato da Prince e dalla sua band The Revolution: When Doves Cry e Purple Rain. La seconda rappresenta un tappeto perfetto per una delle conversazioni più toccanti di tutta la serie dei Duffers.

La coda finale dedicata agli iconici protagonisti si apre con Landslide dei Fleetwood Mac, perfetta per accompagnare l’intro parlato che Robin tiene in occasione della ripresa del suo programma alla radio –  richiamo esplicito all’inizio dell’ultima stagione – per fare il punto su cosa la Hawkins post crisi è diventata. Sempre a lei viene affidato il cambio di tono con Here Comes Your Man dei Pixies.

Non poteva non esserci un omaggio anche ad Eddie, personaggio mai veramente scomparso dai radar, da parte di Dustin, che alla fine del secondo monologo di questa bella chiusa di serie spara a volume altissimo The Trooper degli Iron Maiden. Altro giro altra corsa, ad accompagnare la dichiarazione di Hooper a Joyce troviamo una cover live – più o meno – di At Last di Etta James.

Last but not list, la scelta dell’ultimo drop di Stranger Things ricade sulla canzone più importante, eloquente e rappresentativa della serie Netflix, ovvero Heroes di David Bowie, stavolta nella sua versione originale e non in quella che è stata confezionata appositamente da Peter Gabriel e usata in precedenza. Non poteva che essere lei la colonna sonora della sequenza conclusiva dello show, anche perché dedicata ai giovanissimi eroi della storia e alla loro eredità.

Undici da lontano.
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