Peter Gabriel è tornato. “Panopticom” and the bright side of the full moon
-
Andrea C. Soncini
- 7 Gennaio 2023
A forza di urlare “al disco, al disco”, la versione gabrieliana del falso allarme lanciato da Pierino (di Pierino e il lupo) di fronte al quale la bestia non si presenta mai fino a perdere ogni credibilità, il tanto favoleggiato appunto I/O pareva un oggetto del mito destinato a rimanere tale. Venti anni dall’ultima offerta di musica i/o – interamente originale – del musicista inglese equivale a una generazione. Davvero una fetta di tempo onerosa, soprattutto in questo arco temporale storico dove tutto si brucia a velocità aumentata come la tanto pubblicizzata realtà dello stesso tipo. In due decenni cambia tanto, sorgono mode e modelli che poco dopo assumono i contorni della flebile traccia, di moltissimo si perde memoria. Di Gabriel no. Resta un faro verso il quale una flotta di navi ricolma dell’esercito dei fedelissimi guarda sempre con ammirazione incondizionata per trovare scampo alle secche, se non della vita almeno della musica, e approdare felicemente in porto.
La luce di quel faro finalmente si riaccende di vera luce, anche se per la durata di poco più di 5 minuti. Quanto basta per alimentare l’idea che di qua a poco – dipende cosa intendete per “presto”, ha risposto Gabriel al giornalista di Uncut che gli chiedeva lumi sull’imminenza del nuovo album – quel lampo risplenderà durevole in tutta la sua magnificenza. Per adesso dobbiamo accontentarci dell’antipasto che costituisce Panopticom. La squadra è quella rodata di sempre: Tony Levin, David Rhodes, Manu Katché, Brian Eno che Gabriel conosce dai tempi dei Genesis, e Ríoghnach Connolly – una dannazione per gli impiegati dell’anagrafe – ai cori. Allo stesso modo ciò che offre la musica, il contesto sonoro generale intendo, non è una novità assoluta. L’architettura elettronica regge l’intera costruzione, sulla quale si apre lo spiraglio di una chitarra acustica che è uno strumento che Gabriel per lungo tempo ha snobbato. Ma è solo un’ombra: la batteria di Manu Katché batte il ferro su ogni altro strumento (come ha sempre fatto), e si rispolverano echi di quanto sentito da So fino all’inizio del “blocco creativo dei 20 anni”.
Probabilmente è più importante il messaggio testuale di quello musicale, in parte ispirato al lavoro dei gruppi Forensic Architecture, Bellingcat e dell’organizzazione pionieristica per i diritti umani WITNESS, co-fondata da Gabriel.
La canzone si basa su un’idea alla quale ho lavorato per avviare la creazione di un mondo di dati accessibile espandibile all’infinito: il Panopticom. Stiamo iniziando a connettere un gruppo di persone che la pensano allo stesso modo che potrebbero essere in grado di dar vita a questo, per consentire al mondo di vedersi meglio e capire di più su ciò che sta realmente accadendo
Peter Gabriel
C’è inoltre un afflato ecologista che pervade le parole che canta, e punta il dito alla Terra ma rivolge lo sguardo al cielo: «Parte di ciò di cui sto scrivendo questa volta è l’idea che sembriamo incredibilmente capaci di distruggere il pianeta che ci ha dato i natali e del quale molto perderemo, a meno di non trovare modi per riconnetterci alla natura». E uno di questi, sempre secondo il cantante, è entrare in relazione con la Luna indissolubilmente legata, in un gioco di rimandi e influssi reciproci, alle faccende terrestri. Come nel caso di Panopticom, al presentarsi della Luna piena durante il ciclo lunare, Gabriel pubblicherà un brano. Vedremo quali e le modalità.

È stato il tema del controllo a mettermi in contatto con il lavoro di David Spriggs, perché aveva realizzato un’opera in merito. David fa cose incredibili utilizzando molti strati di trasparenze, così da ottenere queste strane creazioni con una reale intensità. Parte di ciò che fa è immaginare come potrebbe essere l’arte tra qualche anno, nel futuro e poi cercare di creare di conseguenza e credo che in questo pezzo in particolare ci sia riuscito molto bene.
Peter Gabriel
Poco tempo fa un lettore, offeso da un giudizio che nella sua deviata interpretazione ledeva la maestà di uno dei suoi intoccabili beniamini, chiedeva allibito che c’entrasse la musica con la copertina. Gli risponde indirettamente Gabriel, che invece pare piuttosto preso da quello che le immagini rappresentano per l’umanità sin dalla sua prima comparsa sulla faccia della Terra: per scegliere Red Gravity di David Spriggs, l’immagine associata a Panopticom, afferma il cantante, «abbiamo esaminato il lavoro di molte centinaia di artisti». Per un lungo lavoro di ricerca che comporta impiego di energia, tempo e denaro. Dunque qualche connessione tra musica e copertina, almeno lui ce la vede.
Ma conta una cosa sola: Gabriel è tornato.
