Pankow
Pankow, foto per la stampa di Bram Declercq e Kristina Gentvainyte (2021)

La qualità della danza. Intervista ai Pankow

A questo punto della nostra attività musicale dobbiamo prendere posizione, l’indifferenza e il pressapochismo sono colpe imperdonabili
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Quella dei Pankow è una storia lunga e complessa, fatta di cambi di formazioni, momenti intensi, periodi di stasi, tour internazionali come anche di continui sviluppi. Un gruppo longevo nato nel lontano 1979 nella Firenze della nuova onda – la prima produzione è uno split 7” condiviso con i Diaframma e proponeva un post-punk à la Joy Division – che ha costruito nel tempo non solo un suono che prima non c’era e che verrà successivamente chiamato col nome di EBM (di cui è annoverato tra i padri fondatori), ma anche una prospettiva ben precisa.

Un mix di elettronica ballabile, rumore e musica colta di cui è fautore da quarant’anni (il primo disco compiuto in questo senso è la cassetta Throw Out Rite uscita su Electric Eye nel 1983), ma da sempre refrattario a incasellarsi in una corrente ben precisa. Nonostante i costanti elementi stilistici che si possono rintracciare nella lunga produzione del gruppo, il vero motore creativo che lo spinge ancora oggi a produrre musica è in realtà un’incessante pulsione espressiva che non tiene conto di generi fini a se stessi.

Un elemento fortemente percepibile e che ha visto la band legarsi alla seminale label fiorentina Contempo Records, ma anche pubblicare dischi per la mitica Wax Trax! di Chicago e collaborare con produttori di livello come Adrian Sherwood (già dietro al mixer per calibri quali, tra gli altri, Depeche Mode, Einstürzende Neubauten e Cabaret Voltaire) per i due album del 1989, Gisela e Omne Animal Triste Post Coitum. Un altro fondamentale spartiacque che ne ha marcato una differente fase creativa è stata la fuoriuscita del cantante Alex Spalck (in formazione dal 1982), trasferitosi in Australia a fine anni ’80. Una circostanza che ha portato prima all’ingresso di Davide Ragonesi alla chitarra per il disco Treue Hunde (1992), poi di Gianluca Becuzzi dei Limbo alla voce nell’unico album in italiano del progetto, Pankow del 1996, e quindi a una pausa di riflessione durata cinque anni.

Il ritorno di Spalck come membro a distanza ha da subito conferito un nuova vitalità sonora che, al netto di una ridotta attività live dovuta alle ovvie problematiche geografiche (dal 2009 si esibiranno dal vivo con il cantante Bram Declercq), ha prodotto l’ottimo e intimidatorio Life Is Offensive And Refuses To Apologise (2003) come anche i potenti Great Minds Against Themselves Conspire (2007) e And Shun The Cure They Most Desire (2013). Tornati in pista nel 2020 con il MLP Der Doctor Schnabel Von Rom e l’anno seguente con l’album Never Trust A White Man (recensito sulle nostre pagine da Massimo Onza), i Pankow hanno quindi dato sfogo a un’ulteriore pulsione concettuale e ancora una volta in modo distintivo, ovvero quella di una visione politicamente impegnata e protesa nell’attaccare frontalmente l’attuale sistema politico-economico, definito senza mezzi termini deleterio e perfido.

Due lavori che hanno evidenziato non solo una rinnovata vitalità ma anche un’urgenza espressiva mai prima così forte. A questi è poi seguito l’album Franz Schubert’s Winterreise (2023), interamente composto dal membro fondatore del progetto Maurizio Fasolo, in arte fm, e Alex Spalck, un’interpretazione dell’opera del compositore viennese che ha fatto emergere sia nuove e speziate sfaccettature del progetto quanto anche la più sincera volontà di continuare a fare musica fino a che le forze fisiche e mentali glielo permetteranno.

Proprio con fm e Spalck abbiamo discusso degli ultimi anni di attività del gruppo, soffermandoci sulle costanze che hanno dato vita a un impeto che potremmo definire punk. Ma, attenzione, come ci ricordano i due di seguito, bisogna stare molto attenti anche per quanto riguarda la suddetta definizione – come dire, “le parole sono importanti” e vanno utilizzate con cautela. E questo approccio è sicuramente un altro fondamento di un linguaggio complesso e pregno di sana creatività di cui abbiamo provato a fare il punto.

Qualora aveste qualche dubbio sulla bontà del messaggio dei Pankow, ricordiamo che è già in uscita un nuovo album inequivocabilmente intitolato Malatesta, in omaggio al filosofo anarchico italiano Errico Malatesta, di cui in calce trovate l’ascolto della title track. Un anthem combattente dall’afflato epico delle canzoni di protesta di un tempo, ma veicolato con uno strano incedere cibernetico. Un suono affascinante e molto efficace per prendere di mira i vari burattinai di un presente sempre più distopico come anche per scagliarsi senza mezzi termini contro l’attuale governo italiano di destra e i vari retaggi culturali che propaganda.

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Maurizio Fasolo e Alex Spalck dei Pankow, foto per la stampa (2023)

Il ritorno con il MLP Der Doctor Schnabel Von Rom ha segnato un evidente cambio di prospettiva nella storia dei Pankow, ovvero quello di prendere posizioni politiche molto esplicite e dirette. Già dall’evidente richiamo al periodo pandemico della copertina, appare palese come la volontà sia quella di affrontare gli argomenti nel modo più frontale possibile. Cosa è cambiato rispetto al passato?

AS. È cambiato tutto, secolo, millennio, emisfero…sono passati 30, 40 anni…non c’è più molto tempo, è necessario prendere una posizione chiara, netta, inequivocabile, dobbiamo dare un senso alle nostre azioni.

L’argomento principe del sopracitato lavoro è il disastro ambientale affrontato soprattutto nei brani Australia Is Buirning, riattualizzazione del vostro singolo del 1989 Germany Is Burning, ed Ecocalypse. Da dove nasce la spinta a occuparsi di determinate tematiche?

AS. Stiamo barcollando verso il precipizio, sonnambulando verso il disastro, e abbiamo mille distrazioni che ci impediscono di riconoscere il pericolo e cambiare rotta…le organizzazioni e strutture a cui abbiamo delegato il potere sono corrotte e impotenti, dobbiamo riprenderci il controllo delle nostre vite, del futuro delle prossime generazioni… Freiheit für die Sklaven (libertà per gli schiavi).

Oltre alla vostra passione per Brian Eno, omaggiato con la cover di By This River, il MLP contiene due pezzi ambient, There Is No Such Thing As Past Or Future e Don’t Fall In Love With Death, che sembrano un’esortazione a comprendere come non ci sia futuro senza volontà di lottare in prima persona. È così?

AS. È così, è così, è così. Dobbiamo assaltare la Bastiglia.

Der Doctor Schnabel Von Rom è stato l’ottimo antipasto del successivo LP uscito nel 2021, Never Trust A White Man. Un titolo provocatorio ripreso dalla poesia Advice To A Son di Hernest Hemingway con cui vi schierate apertamente contro contro l’attuale oscurantismo e le folli politiche neoliberiste che iper-sfruttano l’ambiente provocando devastanti ripercussioni sociali. Mi piacerebbe saperne di più riguardo alla vostra visione dell’argomento.

AS. Un sistema che sopravvive sul concetto di crescita esponenziale del profitto, che accetta senza discussioni i diktat del mercato ed elimina completamente l’elemento umano da qualsiasi equazione o algoritmo è un sistema ideato per distruggere e annientare. Stiamo distruggendo e avvelenando il nostro habitat, senza pietà, senza coscienza. Concetti come mercato, consiglio d’amministrazione, azionisti ecc… sono idee criminali, sono alla radice della diseguaglianza come denominatore comune della nostra coesistenza.

Un disco che potremmo definire punk: dal punto di vista sonoro avete curato l’elemento electro per ottenere il massimo impatto e dal punto di vista testuale la provocazione è utilizzata in modo molto diretto in favore del messaggio. Vi ritrovate in una definizione del genere?

AS. Attenzione all’uso del termine. Giovanni Lindo Ferretti era punk, adesso recita Ave Marie per Giorgia Meloni. Servo del potere più turpe, squallido e schifoso. Andrebbe appeso a testa in giù. Noi siamo ai margini, senza associazioni o compromessi. Nessun Dio, nessuna bandiera, nessuna fottutissima preghiera. Chiamaci punk, chiamaci coglioni, fate voi.

È anche molto chiaro l’incitamento alla rivolta contro lo stato delle cose che passa per l’esplicito richiamo alla rivoluzione francese di Universal Kuntz o per Blockupy, esplicito riferimento alla rete di attivisti che lottano contro le attuali politiche messe in atto dai governi europei. Quali sono secondo voi le diverse strategie da mettere in campo a riguardo?

AS. Resistere, resistere, resistere. Mantenere viva la memoria storica. Resistere, resistere, resistere.

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Minima immoralia fa invece eco al lavoro di uno dei più importanti esponenti della Scuola di Francoforte, ovvero Theodor Adorno che nel volume Minima Moralia parlava proprio della strada dell’essere umano verso la disumanizzazione provocata dalle più grandi catastrofi socio politiche del ‘900. Ci troviamo anche oggi su quel sentiero distruttivo?

AS. Oggi più che mai… Ma vista l’amoralità prevalente, l’individualismo spietato e crudele che viene incoraggiato e promosso nei rapporti personali e professionali, l’idea di un’intelligenza artificiale capace di attivare processi morali kantiani rappresenta forse l’ultima spiaggia per la nostra sopravvivenza.

La potente ipnosi di Taking Over The Asylum vede una società immersa oramai nella spettacolarizzazione infinita, in cui le problematiche passano in secondo piano rispetto a un edonismo esasperato dalle nuove tecnologie comunicative. Qual è il vostro punto di vista riguardo al sistema mediatico e come vi ci rapportate?

AS. Personalmente non ho nessun rigurgito moralista contro le nuove tecnologie e i nuovi media, se avessimo avuto queste possibilità negli anni ’80 avremmo cambiato il mondo… l’uso e l’abuso di questi mezzi di comunicazione per masturbazioni a scopo di lucro è una cosa tristissima, ma, come diceva il fu Mark Stewart, “…We’re all prostitutes…”

Un’altra traccia che mi ha colpito molto per potenza e provocazione è Almost Cut My Dick che mi sono permesso di definire come un perfetto anthem anti-patriarcale. È così?

AS. È proprio così. Da uomo di 62 anni, cresciuto nell’illusione di essere progressista e rispettoso dei diritti altrui, mi sono reso conto solo molto, molto tardi di aver contribuito inconsapevolmente, o forse consapevolmente e colpevolmente alla repressione maschilista che è parte del DNA di questa società. Non tutti gli uomini sono stupratori, ma tutti gli uomini sono beneficiari dei vantaggi prodotti dalla diseguaglianza e disparità fra uomini e donne. Il concetto di “gender” è fondamentale per capire e interpretare queste tematiche.

Sul finale vi siete concessi dei momenti più meditativi ma sempre molto carichi concettualmente: dal remix spettrale di Don’t Fall In Love With Death alla maestosa rivisitazione in chiave ambient di Dona Nobis Pacem e fino alla versione industriale di Der Leiermann di Shubert che anticipa un po’ il vostro ultimo disco. Mi piacerebbe conoscere i motivi di queste scelte così particolari.

AS. Avendo il privilegio di lavorare con un genio poliedrico come Maurizio, è possibile esplorare percorsi nuovi ed inesplorati. L’importante è non ripetersi, l’immaginazione deve essere lasciata libera, le contaminazioni sono il sale della vita.

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Alex Spalck e Maurizio Fasolo dei Pankow, foto per la stampa (2023)

Riuscite sempre a trovare strade interessanti tanto da risultare personali eppure mai uguali a voi stessi. In questo discorso rientra l’album Franz Schubert’s Winterreise, la vostra rilettura del ciclo di 24 Lieder di Schubert. Cosa significa per voi quest’opera e perché trovate sia stato il momento giusto per riscoprirla?

AS. Non c’è un momento giusto, sono delle scelte, spesso guidate dall’istinto… è possibile razionalizzare, inserirle in un contesto storico o culturale, ma fondamentalmente non ci sono spiegazioni soddisfacenti…

L’opera di Schubert narra del metaforico viaggio notturno di un’amante respinto. Guardando alle ultime vostre produzioni, la scelta potrebbe apparire anche come la metafora dell’attraversamento dei tempi bui che stiamo vivendo. È così?

AS. È una lettura plausibile, ma stiamo parlando di un’opera di grande complessità, nella quale Schubert e Müller esplorano una gamma di emozioni vastissima… è un capolavoro romantico, e noi siamo forse gli ultimi romantici…

La vostra è una rilettura fedele dell’originale eppure arricchita con influenze synth pop, industriali e ambient. Mi sembra di poter leggere nel vostro approccio un ulteriore messaggio, ovvero che il passato può insegnarci ancora molto, ma anche che può contenere germi di attualità molto forti e che vanno riscoperti. È così?

AS. Mi sembra che tu abbia delle idee molto chiare sull’opera in questione, non ho altro da aggiungere…

fm. Il passato documentato è la storia dell’essenza del genere umano, dopo anni e anni di far musica è emerso il passato, noi siamo il risultato del passato come lo è stato per Schubert, per Monteverdi, per Perotinus e una miriade di altri musicisti dalla mente aperta. Abbiamo voluto dare una spiegazione personale a un’opera minimale e complessa come il Winterreise perché abbiamo trovato affinità ma anche bellezza nella musica e nella poesia.

Non amate molto essere definiti come un gruppo EBM/industriale, genere di cui, tra l’altro, siete annoverati tra i padri fondatori. Trovate la terminologia troppo riduzionista? Come definireste i Pankow se doveste spiegare a un neofita quello che fate?

AS. Maurizio può forse darti una risposta coerente, io non ho mai sentito un pezzo dei Front 242 in tutta la mia vita, chiedo scusa…

fm. mah… ci hanno infilato nel filone solo perché la gente ha bisogno di catalogare, come se per capire che musica fai, invece di ascoltare, ti devi fidare di un termine che poi non evoca niente. Non mi interessa essere definito, non sta a me! Faccio musica per esigenza fisio/psicologica, ci esprimiamo con musica e poesia essenzialmente per protesta, le cose non vanno in una buona direzione, io e Alex non siamo dei convinti catastrofisti, anche se può sembrare… vediamo che sta andando tutto a puttane, ambiente… guerre… il genere umano è uno schifo totale, nel nostro piccolo (l’Italia) abbiamo alla guida il peggio, una banda di inconsapevoli criminali, incapaci, nostalgici fasci, che sta dando il suo contributo alla potenziale deflagrazione di una guerra atomica.

Nel recente passato avete parlato più volte sia di una serie di ristampe della vostra discografia, come anche di molti progetti futuri già in cantiere. Cosa dobbiamo aspettarci dai Pankow nel futuro? Rivedremo mai Alex Spalck sul palco?

AS. Abbiamo già pronto un nuovo album, si chiamerà Malatesta, ovviamente dedicato al grande Errico Malatesta… ci piacerebbe fare anche un album di cover, ne abbiamo registrate tantissime, persino pezzi di Giorgio Gaber e degli Area… chissà se un giorno verranno alla luce… Io tornerò sul palco l’anno prossimo… se non crepo prima.

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