Album
Songs of a Lost World
-
Tommaso Iannini
- 11 Ottobre 2024
Il nuovo album dei Cure si è fatto aspettare per ben sedici anni ma promette di valere (anche tutta) l’attesa. Abbiamo avuto l’occasione di ascoltarlo in anteprima negli uffici Universal a Milano: è un lavoro solido, strutturato, e, per quanto riguarda la qualità dei pezzi, il migliore del gruppo da tanto tanto tempo a questa parte (potremmo dire addirittura dopo Wish, sbilanciandoci già adesso dopo un unico ascolto completo – per quanto “unico” sia in senso molto relativo: molti di questi brani erano stati ampiamente testati dal vivo e in rete giravano da mesi in versioni live non molto lontane da quello che si ascolta sul disco finito).
Songs of a Lost World è stato registrato in Galles ai Rockfield Studios, prodotto da Robert Smith insieme a Paul Corkett, e vede l’ingresso ufficiale in formazione di Reeves Gabrels (già in passato collaboratore dei Cure, ma famoso soprattutto per la sua lunga partnership con David Bowie): gli altri musicisti sono i ben noti Simon Gallup, Roger O’Donnell e Jason Cooper.
Dei primi singoli che hanno anticipato l’uscita, Alone è il più rappresentativo del mood sonoro e della temperatura emozionale di tutto il disco; da lì, a sentire Smith, avrebbe preso forma l’intero processo creativo. A Fragile Thing è paradossalmente la canzone meno rappresentativa – la più “eccezionale” perché più pop in senso stretto, anche per le dimensioni “concentrate” (dove gli altri brani tendono molto a dilatarsi nei tempi e nelle digressioni strumentali).
Delle altre sei canzoni che compongono la scaletta completa, Endsong – di cui la parte cantata è di fatto una coda dopo una intro strumentale che avrebbe potuto essere anche un pezzo a sé stante – è la più imponente, la più ipnotica, un trascinante finale dark-cosmico che si lega a doppio filo ad Alone, di cui sembra riprendere circolarmente vari leitmotiv lirici – quello dello scorrere del tempo, della fine, e della “fine di ogni canzone” – che sono in realtà ciclici di tutto Songs of a Lost World.
Il pensiero della fine è pure al centro di una canzone tenerissima come And Nothing Is Forever, per cui Robert Smith ha scelto un arrangiamento di un candore sontuoso, un tripudio di archi sintetici e pianoforte che pur rischiando tutto il possibile in termini di sentimentalismo (e kitsch per alcuni), siamo sicuri, scioglierà molti cuori. Arrangiamento in grande stile anche per All I Ever Am, con un bel tema melodico ripreso tra chitarre e tastiere e una batteria “tribale” che ricordano i tempi di Disintegration.
I Can Never Say Goodbye è un’altra elegia in stile Disintegration (l’album più vicino in tante sonorità, al punto che questo nuovo sembra quasi volerne essere il diretto successore), dedicata al fratello maggiore di Robert Smith, Richard, scomparso alcuni anni fa. Richard, che aveva tredici anni più di Robert, nei lontani sessanta aveva trasmesso al piccolo di casa la passione per il rock e per Jimi Hendrix. (Lo portò pure all’isola di Wight, Richard, quando Robert aveva undici anni, salvo poi lasciare il fratellino in tenda, mentre il suo idolo Jimi suonava l’ultimo concerto della sua vita, perché impegnato in avventure galanti: è un aneddoto famoso riportato in varie biografie dei Cure). Chissà se l’assolo rumorosissimo vuole essere un tributo proprio a Hendrix e a questa passione trasmessa.
Nemmeno il rock manca all’appello in questi otto pezzi: la chitarra urla di feedback in Warsong ed è carica di distorsione in Drone: no drone, rabbiosa e acida (che racconta di un episodio accaduto realmente a Robert Smith, quando un drone ha sorvolato il suo giardino di casa invadendo la sua privacy: il musicista, come si evince dal tono del pezzo anche senza leggerne il testo, non l’ha presa affatto bene).
Se un minimo appunto si può fare a queste canzoni, è questo: non sembrano proporre grandi novità, ogni pezzo porta con sé l’eco dei Cure passati, soprattutto del periodo tra fine anni ’80 e inizio ’90. Ma anche in questa sua ipotetica essenza di autotributo, Songs of a Lost World, rimane l’opera più ispirata e intensa che potevamo chiedere a un veterano come Robert Smith.
Tracklist
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Discografia
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- 1 Alone
- 2 And Nothing Is Forever
- 3 A Fragile Thing
- 4 Warsong
- 5 Drone:NoDrone
- 6 I Can Never Say Goodbye
- 7 All I Ever Am
- 8 Endsong
- Nino Ciglio 8
- sentireascoltare 7.8
- Elena Raugei 7.5
- Antonio Pancamo Puglia 7.7
- Tommaso Iannini 7.6
- Valentina Zona 8
- Riccardo Zagaglia 7.3
- Fabrizio Testa 7.5
- Tony D'Onghia 8
- Antonello Comunale 7.4
- Stefano Solventi 7.4
- Giulio Pasquali 7.1
- Alessandro Liccardo 7.9
- Fabrizio De Palma 7.9
- Davide De Gennaro 7.5
- Marco M. Boscolo 7.3
- Beatrice Pagni 7.5
