Album
Party Album
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Riccardo Zagaglia
- 12 Ottobre 2024
La terza ondata del post-punk albionico ha avuto il suo momento più alto sul finire degli anni Dieci, prima con l’arrivo di band come Idles e Shame e poco dopo con l’invasione artsy via Speedy Wunderground, che in fondo con il post-punk più classico aveva poco da spartire. Da quel momento i destini sono stati i più disparati: qualcuno ha raggiunto un certo successo midstream, qualcuno si è sciolto e qualcuno invece è rimasto nell’ombra. L’unica costante è stata una proliferazione di decine e decine di band, alcune promotrici di un suono più personale, altre invece più anonime. Ma in fondo è sempre stato così ogni volta che abbiamo avuto a che fare con una nuova “wave” (questa è stata poi ribattezzata a posteriori “crank wave”).
I Famous (nella formazione originale suonava anche Jerskin Fendrix, poi diventato il compositore di riferimento di Yorgos Lanthimos per Poor Things e Kinds Of Kindness) sono solo una delle tante band emerse negli ultimi anni, ma i tratti peculiari sono così evidenti da porli in una sorta di nicchia a sé all’interno della scena.
Dopo due EP piuttosto interessanti (England del 2019 conteneva Surf’s Up!, un piccolo inno indie-synth-punk che per certi versi ha anticipato di qualche tempo il recente revival dance-punk) e un periodo di pausa di circa tre anni, la band londinese pubblica finalmente l’esordio lungo Party Album, un album fortemente ruotante attorno alla figura del tormentato leader Jack Merrett (il Jack cantato da Isaac Wood nel passaggio “I told my friend Jack that it could’ve been you” contenuto in Track X dei Black Country, New Road).
E’ forse proprio quello con Isaac Wood il collegamento più immediato che viene da fare ascoltando Party Album (che di “party” ha davvero poco, il titolo e la copertina simil-Brat mandano fuori strada), ma c’è anche qualcosa della profonda fragilità vocale del compianto David Berman in certi pseudo-spoken confidenziali. Una raccolta di “nove canzoni d’amore”, macchiate – oltre che di romanticismo londinese – di tante sofferenze legate alle dipendenze, raccontante in modo piuttosto diretto dallo stesso Merrett (“and I’ll be back in the hospital, two sheets of fentanyl, and we can do it all again” in It Goes On Forever, brano molto BCNR-via-Slint). Nasce così un espressione stilistica più vicina al cantautorato che al concetto classico di rock band nonostante l’importante apporto degli altri musicisti, fatto questo che sotto alcuni aspetti può riportare alla mente i mai troppo ricordati Money di Jamie Lee, anche per l’approccio volubile e lunatico dietro al microfono. Tra gli highlights Warm Springs (una sorta di Frankie Teardrop dei Suicide imbastita su un drone-tributo a How Soon is Now) e 2004, versione aggiornata, più matura, del brano pubblicato nel 2019 e contenuto in England.
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