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Primo album per il quartetto guidato dal chitarrista Walter Marocchi, che passa dal rock all’elettronica alle soundtrack fino alle produzioni per video e cinema (è anche chitarrista nella band progressive-rock Anacondia tra le altre cose); compongono il gruppo Fabrizio Mocata al piano e tastiere, Carlo Ferrara al basso e Stefano Lazzari alla batteria.

Un disco questo Impollinazioni che fin dal titolo rivela la contaminazione tra diversi elementi, in questo caso il jazz, il rock, il tango argentino e la musica etnica; ne nasce così un ibrido espressivo, tra umori soundtrack e malinconie, inquietudini e digressioni di rock progressive che non ci si aspetterebbe in questo contesto. In realtà il progetto è sinonimo di mescolanze all’insegna della massima libertà espressiva e dell’improvvisazione, come si può constatare man mano che si procede con l’ascolto. Non un album canonico di jazz e dintorni allora, caratterizzato in prevalenza da chitarra elettrica, piano, piano elettrico, melodica e tastiera e con pochissimi fiati.

Un disco delicato che vede anche la presenza del trombettista Paolo Milanesi (La Crus, Tullio De Piscopo, Enrico Rava) e del chitarrista/polistrumentista Antonio Neglia. Un viaggio tra umori diversi che si distingue per carattere.

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