Soundgarden, “Black Hole Sun” l’epifania musicale di Chris Cornell
-
Tony D'Onghia
- 14 Maggio 2025
In my eyes
Indisposed
In disguises no one knows
Hides the face
Lies the snake
And the sun in my disgrace
Istituita nel 1983 da Ahmet Ertegun – leggendaria figura del panorama musicale statunitense nonché presidente della Atlantic Records – la Rock and Roll Hall of Fame Foundation onora tutti coloro che per meriti artistici più disparati si sono distinti nel corso della storia della musica rock. Nonostante il suo indiscusso prestigio, nel corso degli anni questa organizzazione è stata spesso bersaglio di critiche che ne hanno messo in dubbio la trasparenza e denunciato l’arbitrarietà. Oltre a questo, molte delle polemiche e interminabili discussioni puntualmente si concentrano sulla poca pertinenza con i generi più adiacenti al rock che alcuni dei nominati evidentemente presentano, questo a scapito, stando alle critiche, di figure molto più fondanti o significative.
Di tanto in tanto però viene tributato il giusto riconoscimento ad artisti in grado di mettere, senza ombra di dubbio, tutti d’accordo. Come è il caso dei Soundgarden, finalmente inseriti nella Rock ‘n’ Roll Hall of Fame del 2025 dopo esservi stati candidati per ben tre volte. Un riconoscimento più che meritato questo, considerato quanto la band sia stata artefice, assieme a quelle uscite dalla scena di Seattle tra la seconda metà degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90, di una piccola rivoluzione musicale che ha rivitalizzato il rock, per certi versi restituendogli autenticità riportandolo ai valori delle origini: all’urgenza, alla muscolarità, all’elettricità. Con capolavori come Superunknown, Badmotorfinger e Louder Than Love, e grazie al talento vocale più unico che raro del frontman Chris Cornell, i Soundgarden hanno creato un suono unico, riconoscibilissimo ma sempre distintamente ancorato alla tradizione, come nel caso di Black Hole Sun, la loro canzone più nota.
Uscita il 13 maggio 1994 come terzo singolo del quarto album in studio della band – il già citato Superunknown – la canzone ha raggiunto la vetta della classifica Billboard Album Rock Tracks degli Stati Uniti, dove ha trascorso un totale di sette settimane al primo posto, a testimonianza della riuscita sintesi tra immediatezza melodica e potenza tipica del “classic rock” più popolare, senza dimenticare per questo di dare coerentemente al tutto un carattere personale, in bilico tra hard rock e psichedelia con sottili richiami allo stile compositivo dei Beatles più lisergici. In questo senso, particolarmente importante il contributo dato dal produttore di Superunknown, Michael Beinhorn – Red Hot Chili Peppers, Hole, Korn, e Marilyn Manson nel suo ricco curriculum di collaborazioni – che al banco di regia ha dato un’impronta determinante all’album.
Come da lui stesso raccontato, avvertendo quanto Cornell si sentisse sotto pressione nel tentativo di comporre canzoni che aderissero al consolidato stile dei Soundgarden, duro e senza compromessi e tanto amato dallo zoccolo più intransigente dei fan, il produttore chiese al cantante quale fosse la musica dalla quale prendeva principalmente ispirazione. “I Beatles e i Cream” fu la pronta risposta di Cornell. Beinhorn molto saggiamente suggerì “…e allora scrivi una canzone che suoni come i Beatles e i Cream”. Un consiglio che ebbe l’effetto di un epifania musicale in Cornell, che in un intervista al mensile Uncut ha successivamente raccontato: “L’ho scritta nella mia testa tornando a casa dal Bear Creek Studio di Woodinville, a 35-40 minuti di macchina da Seattle. È nata da qualcosa che un conduttore del telegiornale ha detto in TV e che ho colto male. Ho sentito “blah blah blah buco nero sole blah blah blah”. Ho pensato che sarebbe stato un titolo fantastico per una canzone, ma che suono avrebbe avuto? È venuto tutto insieme, praticamente l’intero arrangiamento, compreso l’assolo di chitarra che viene suonato sotto il riff. Ho continuato a rimuginare quella melodia nella testa per non dimenticarla. Tornato a casa, l’ho fischiettata in un dittafono. Il giorno dopo l’ho portata nel mondo reale, assegnando un paio di cambi di tonalità nella strofa per rendere le melodie più interessanti. Poi ho scritto il testo ed è stato simile, un flusso di coscienza basato sulle sensazioni che mi davano il ritornello e il titolo”.

L’indimenticabile video promozionale che accompagna il brano è frutto della creatività del regista Howard Greenhalgh. Il britannico vanta una lunga carriera ed una videografia eclettica che spazia da clip realizzate per Snap! (la hit Rhythm is a Dancer), ma anche per Elton John, Sting, Pet Shop Boys, George Michael, Jamiroquai, Electronic, The Jesus and Mary Chain, Placebo, Muse e Iron Maiden. In questo suo lavoro Greenhalgh prende molto liberamente ispirazione dal testo, e citando il David Lynch di Blue Velvet introduce lo spettatore mettendo in scena quadretti kitsch di idilliaca “american way of life” che senza soluzione di continuità si trasformano in visioni orrorifiche, presagio di un’apocalisse imminente. A queste si giustappongono le immagini della band che impassibile suona mentre intorno si scatena una tempesta causata dall’attrazione del sole nella sua inesorabile trasformazione in un buco nero dall’implacabile forza distruttiva. In particolare, il video si imprime nella memoria per la mutazione facciale che trasforma digitalmente il volto di alcuni protagonisti, e che possono ricordare, in maniera non troppo velata, gli inquietanti ritratti della pittrice Margaret Keane, la stessa che ha ispirato il regista Tim Burton per il film Big Eyes.
Black Hole Sun è stata descritta dal chitarrista della band, Kim Thayil, come l’equivalente di altri classici anthem rock del calibro Dream On o Stairway to Heaven. Una di quelle canzoni durante le quali ai concerti si tengono alzati gli accendini. Lo stesso Chris Cornell ne ha in qualche maniera relativizzato la profondità, rifiutando di dare all’evocativo ma criptico testo dei significati particolari, e definendolo “solo parole”. Più eloquente Michael Beinhorn che ricordando la sua reazione al primo ascolto di Black Hole Sun durante le sessioni di registrazione di Superunknown, da piena giustizia a questo capolavoro raccontando: “Credo che per il resto della mia vita, fino all’ultimo respiro, non dimenticherò mai come mi sono sentito quando ho ascoltato quella canzone per la prima volta. Fin dalle prime note, mi sono sentito come se fossi stato colpito da un fulmine. Ero assolutamente sbalordito. Ma cosa diavolo è? Ancora adesso mi viene la pelle d’oca a pensarci”.
Black hole sun
Won’t you come
And wash away the rain?
