Sophie Ellis-Bextor in “Murder on the Dancefloor”
Sophie Ellis-Bextor, still dal video “Murder on the Dancefloor” (2001)

Murder on the Dancefloor. Il delitto dance-pop perfetto di Sophie Ellis-Bextor

Cosa (non) si fa per vincere una gara? L’ambito premio che Sophie Ellis-Bextor e il partner in crime (è il caso di dirlo) sono intenzionati a vincere costi quel che costi è una sostanziosa cifra in denaro, unita a un paio di scarpe d’oro con tacco alto. Il video di Murder On The Dancefloor è un catalogo di mezzucci per mettere in serie difficoltà gli altri ballerini e primeggiare in modo non esattamente corretto: li fa inciampare, strappa loro vestiti di dosso, li avvelena con il punch, fa scivolare malcapitati con noci di burro piazzate subdolamente sul pavimento e incolpa ballerini di tradimento servendosi di perizoma. Quanto ai giudici, l’unica donna è messa ko dal cloroformio e il principale, con un debole per le belle ragazze, viene illuso dalla spietata protagonista.

Sceneggiatura così over the top da assimilare una classica carrellata di dispetti tra personaggi di un cartoon e vaghi sentori de La signora Ammazzatutti di John Waters, quella del videoclip ufficiale di Murder On The Dancefloor (come oggi specificato prontamente anche su YouTube, è una canzone che ascoltiamo durante il film Saltburn). La canzone, pubblicata come singolo subito dopo il successo di Take Me Home (rivisitazione di un breve flirt di Cher con la disco music), nel 2002 era in tutte le radio europee.

L’interprete e co-autrice del brano era allora una vocalist di belle speranze con già un passato in una band indie-rock di modesti riscontri, theaudience, che fece giusto in tempo a pubblicare un album omonimo nel 1999 e un tris di singoli tra cui spicca A Pessimist is Never Disappointed – riproposta diversi anni dopo nel disco orchestrale The Song Diaries, ha quel titolo irresistibile che sembra sgraffignato agli Sparks o ai Pet Shop Boys intenti a prendere in giro Morrissey (peccato che esista già una canzone del genere, Miserablism!). Li avranno pur ascoltati in pochi, ma i theaudience ebbero comunque l’onore di lavorare con Mike Hedges (The Cure, il Marc Almond post-Soft Cell, Siouxsie and the Banshees) in cabina di regia e la sola Sophie fece pure una comparsata in Black Holes For The Young, una b-side di The Everlasting dei Manic Street Preachers, con i quali al tempo condivideva il produttore.

Diventato un nome “caldo” della scena pop-dance internazionale grazie alla collaborazione con dj Spiller nella sua Groovejet, Mademoiselle E.B. confezionò da solista nel 2001 un’opera prima con un discreto parterre di ospiti che va da Alex James dei Blur a Moby, passando per John Themis (chitarrista di Boy George) e Gregg Alexander che due anni prima lasciò il segno con You Get What You Give dei New Radicals per poi rifugiarsi dietro le quinte e firmare canzoni per Ronan Keating (Life is a Rollercoaster tra le tante), i Texas (Inner Smile), Santana (The Game of Love), Rod Stewart e altri ancora.

Read My Lips è una miscela eclettica al punto giusto, da riscoprire e rivalutare, tra cavalcate sulla glitterball in spudorato stile revival 70s (la già citata Take Me Home, ma anche Music Gets The Best of Me e Get Over You che compaiono nella riedizione dell’anno successivo), arrangiamenti quasi drammatici (Move This Mountain), pop effervescente e civettuolo (The Universe Is You è Victoria Beckham meglio di Victoria Beckham) e pastiche electro-pop da far piangere d’invidia gli Erasure (By Chance) e i tardi Human LeagueEverything Falls Into Place altro non è che una Stay With Me Tonight che c’ha creduto un tantino di più. Il tutto condito con l’ironia, il fascino da bambola di porcellana e l’accento posh londinese della ragazza che nel video ufficiale di Murder On the Dancefloor fa il verso a una scena di Grease e si dimostra perfettamente calata nella parte della perfida e subdola vincitrice del contest usando ogni scorrettezza possibile immaginabile.

Quello tra Sophie Ellis-Bextor e Sophie Muller, regista del video, è un lungo sodalizio che va avanti ancora oggi. Classe 1962, anche lei londinese, ha una carriera invidiabile alle spalle iniziata giocando con l’immagine degli Eurythmics e curando per loro l’intero video-album Savage (indimenticabile Annie Lennox in versione casalinga repressa che poi si ribella nella clip di Beethoven); le collaborazioni si sono estese con Lennox solista (per la quale creò un video per ogni canzone dell’album Diva), con le Shakespears Sister (Stay) dell’ex Bananarama Siobhan Fahey che sposò il sodale Dave Stewart e pure con il figlio di questi ultimi, Samuel Stewart, chitarrista della band Lo Moon. Altri artisti che vantano videoclip firmati Sophie Muller sono i Blur (Beetlebum, Song 2), Bjork, i Jesus and Mary Chain, Jeff Buckley, Sade, i Coldplay, i No Doubt, i Killers (Mr. Brightside), i Garbage, Mika e Kylie Minogue (inclusi i recenti Padam Padam e Tension). Da notare la presenza nel cast di Colin Stinton nel ruolo del giudice principale del concorso.

A ventidue anni dall’uscita (600 mila copie vendute del singolo solo nel Regno Unito), l’inclusione della canzone in una discussa scena del film Saltburn ha fatto ritornare in classifica il brano non solo in patria, ma anche negli Stati Uniti. Universal Music, dal canto suo, ne approfitta per ripubblicare il singolo in vinile ma è possibile rintracciare la versione originale, oltre che nell’album Read My Lips in ogni sua configurazione, anche nel greatest hits Songs From The Kitchen Disco pubblicato nel 2020. Virale su TikTok, continua a collezionare milioni di visualizzazioni su YouTube. Difficile ripetere l’effetto Running Up That Hill in Stranger Things, ma è un dato di fatto che ormai ci si approccia in modo sempre meno prevedibile a brani del passato (pensiamo a Spellbound di Siouxsie and the Banshees, o a Dreams dei Fleetwood Mac divenuta colonna sonora di un video virale di uno skateboarder). Una seconda giovinezza tutta da godersi, per Sophie Ellis-Bextor e per una canzone mai realmente uscita dai radar. Ora però c’è una fanbase nuova pronta ai prossimi concerti.

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