Billy Corgan, Smashing Pumpkins
Billy Corgan, Smashing Pumpkins. Still dal videoclip "Ava Adore" (1998) diretto da dom&nic.

Ava Adore. Billy Corgan diventa Nosferatu per l’album divisivo degli Smashing Pumpkins

«The world is a vampire» canta Billy Corgan in Bullet With the Butterfly Wings, uno dei brani più famosi e rappresentativi degli Smashing Pumpkins (contenuto nell’epocale doppio album Mellon Collie and the Infinite Sadness, 1995). Tre anni dopo sarà lui stesso a interpretare il ruolo di un vampiro, giocando ancora di più con il suo particolare aspetto e l’iconografia orrorifica del mostro dai denti aguzzi; più precisamente, la trasformazione viene rivelata quando viene lanciato il quarto disco della band, Adore, e il videoclip del primo singolo Ava Adore.

Parte il brano, cadenzato dal battito di una drum machine. La camera è stretta su una donna con abito bianco ospedaliero, e lo sguardo perso nel vuoto, e a Corgan, la cui tunica nera monacale ricorda quella di Nosferatu (Nosferatu il vampiro, F. W. Murnau, 1922). Sono immobili, seduti sulla panchina di una sala d’attesa color verde acido, nonostante la presenza in alto a destra di un faretto al neon blu (a ribadire la finzione in atto). Poco dopo la macchina da presa si allontana, o semplicemente restringe lo zoom, e inizia una lenta carrellata laterale che proseguirà fino alla fine del videoclip, diventando così un unico piano-sequenza. Il frontman si alza e segue l’andamento della camera col corpo, talvolta ricurvo come quello del vampiro di Murnau, e con gli occhi, truccati di un color nero pece che rende ancora più bianca e inquietante la sua pelle. Quasi immediatamente viene raggiunto dagli altri due membri del gruppo, James Iha e D’arcy Wretzki, anche loro bizzarre figure in costume.

Still da Nosferatu il vampiro (1922) di F. W. Murnau

Non stupisce che sia Billy Corgan il protagonista indiscusso del videoclip di Dominic Hawley e Nick Goffey – in arte dom&nic -, già acclamati registi per David Bowie & Nine Inch Nails (I’m Afraid of Americans – V1), Oasis (D’You Know What I Mean?) e The Chemical Brothers (Setting Sun e Block Rockin’ Beats). Adore è a tutti gli effetti un cosiddetto post-fame comedown album e, come sottolinea Edoardo Bridda nella recensione, finisce per essere un affare del solo frontman (sfera privata e sfera produttiva) e un lavoro spartiacque nella storia della band: «da una parte – scrive – c’è un matrimonio che cade in frantumi e la morte della madre, dall’altra c’è una band che non funziona più come tale e che anzi si è ridotta al suo solo deus ex machina».

Ma il video non rispecchia il mood dell’album solo perché mette in scena la “vampirizzazione” che Corgan ha compiuto sugli Smashing Pumpkins, concentrando su di sé la creazione artistica e il conseguente successo. Vincitori del premio Best Stylish Video ai VH1 Fashion Awards (1998), i due registi sono riusciti a convertire in immagini quello che la band ha fatto in musica, ovvero utilizzare due registri diversi e opposti; l’idea era infatti quella di creare un disco «a doppia velocità – scrive Bridda – che suonasse antico e futuristico, acustico ed elettronico». Comunque, giusto per specificare, il mescolare strumenti tradizionali e strumenti elettronici non era proprio una novità per il gruppo, come dimostrano, per esempio, gli inediti loop e sample di 1979 (sempre da Mellon Collie and the Infinite Sadness).

The Smashing Pumpkins. Still dal videoclip “Ava Adore” (1998) diretto da dom&nic.

In linea stilistica con le produzione precedenti, il video di Ava Adore stupisce per la creatività con cui dom&nic alternano slow-motion (l’acustico) e fast-motion (l’elettronico), impiegati sui vari personaggi disseminati nello spazio filmico, e questo mentre il movimento della camera appare costante agli occhi dello spettatore (il collante delle due velocità, dei due registri sonori); di fatto non sarebbe un “vero” piano-sequenza, visti gli evidenti ritocchi in post-produzione, ma non è importante perché, al tempo, un’operazione di quel genere non era di semplice realizzazione.

Certo è che il video, col suo mondo gotico, si inserisce alla perfezione nell’immaginario underground tipico del decennio, un immaginario oscuro, disturbante e dissacrante che non tocca solo la produzione videomusicale ma anche quella cinematografica. Subito infatti si riconoscono delle similitudini con i videoclip dei Nirvana o di Marilyn Manson, ma anche con i film del primo David Fincher o del primo Danny Boyle (e, in qualche modo, si cita la club-culture anticipando di un anno la reinterpretazione delle sorelle Wachowsky).

Molti sono i micro-universi narrativi che si susseguono man mano che la camera avanza sui binari  prestabiliti del piano-sequenza; e ognuno di questi è arricchito da inquietanti personaggi, talvolta inseriti in tableaux-vivants che rappresentano l’unione tra sacro e profano, luce e oscurità (altro dualismo). Si passa dal corridoio di un ospedale psichiatrico al tunnel di una metropolitana (con rave party annesso), da un locale pieno di gente mascherata a una stanza asettica e futuristica, da un negozio di stravaganti abiti da sera a un set di film porno; inoltre, improvvisamente, la macchina da presa gira su sé stessa a 180° e rivela il set – con binari e carrello -, come se la realtà fosse solo un altro quadro della clip.

Still dal videoclip “Ava Adore” (1998) diretto da dom&nic.

Tutto mentre Billy Corgan canta di un terribile amore tossico destinato a “distruggere il mondo” («Lovely girl, you’re the murder in my world / Dressing coffins for the souls I’ve left to die / Drinking mercury to the mystery / Of all that you should ever leave behind»); probabilmente non è un caso che la penultima “stanza” della clip è la ricostruzione di un’abitazione in rovina (il risultato di una guerra?).

Alla fine Corgan, Iha e Wretzki (che hanno accompagnato il reverendovampiro per tutto il viaggio) entrano dentro una sala cinematografica in cui vengono riprodotte all’infinito le loro sagome evanescenti. A quel punto la macchina da presa entra dentro lo schermo ed è come se gli stessi Smashing Pumpkins si catapultassero dentro un’altra dimensione, ignota e lontana dagli scenari torbidi a cui abbiamo appena assistito: «molti venti instillano in Corgan il bisogno di misurarsi con un nuova e più fresca dimensione – continua Bridda – sia per stare al passo coi tempi sia per non venir velocemente dimenticato». E noi spettatori, se siamo stati al gioco accettando la finzione, li seguiamo curiosi di ciò che sarà (e che è già stato).

Still dal videoclip “Ava Adore” (1998) diretto da dom&nic.
SentireAscoltare