Massive Attack. Sognando a occhi aperti per le vie di Los Angeles, “Unfinished Sympathy”
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Tony D'Onghia
- 17 Luglio 2021
Registrata nel corso del mese di agosto del 1990 tra Bristol e, per le parti orchestrali, nei leggendari Abbey Road Studios di Londra, Unfinished Sympathy è il secondo singolo ad essere estratto da Blue Lines, l’album di debutto dei Massive Attack. Pubblicata l’11 febbraio del 1991, a quattro mesi di distanza dal singolo d’esordio Daydreaming, la canzone vedeva la partecipazione alla voce ed ai testi di Shara Nelson e di Jonathan “Jonny Dollar” Sharp nel ruolo di produttore, nonchè di Wil Malone, compositore ed arrangiatore delle distintive, raffinate ed allo stesso tempo altamente emozionanti partiture d’archi, eseguite da un ensemble di ben cinquanta elementi.
È un peccato che tra me ed i Massive Attack le cose siano finite come sono finite. Per farla breve, la struttura delle band è cambiata e non abbiamo più trovato lo stesso affiatamento nel lavorare assieme. Ma sono ancora enormemente orgogliosa dell’album che abbiamo realizzato assieme e penso che Unfinished Sympathy sia una canzone eccezionale, senza tempo. Suona fantastica ancora oggi
Shara Nelson
Nel corso degli anni seguenti, il processo di composizione e registrazione del brano venne descritto da tutti gli artisti coinvolti come relativamente lungo e laborioso, frutto di una mentalità da collettivo artistico più che da band vera e propria, e di conseguenza, di una accumulazione di parti strumentali registrate in più occasioni – tra queste il groove introduttivo, estratto dalla versione di Bob James del classico di Paul Simon Take Me To The Mardi Gras – da cui in seguito, poco alla volta, i singoli elementi sono stati filtrati per mettere in risalto l’orchestrazione di Malone e la performance vocale della Nelson, che del testo del brano è anche autrice.
In una intervista pubblicata nel 2010 dal magazine britannico Uncut la cantante ricorda: «La canzone è nata durante le nostre session presso la Coach House di Bristol intorno alla metà del 1990. Avevamo già registrato alcune canzoni che sono poi state incluse in Blue Lines, tra queste Safe From Harm. Ci eravamo bloccati cercando di registrare una canzone intitolata It Will Rain. Ci dissero di fare una pausa (…) Io me ne rimasi in un angolo, cercando di sviluppare un idea che mi girava per la testa da un po’ di tempo. Cominciai a mormorare tra me e me, quasi cantando il testo. In quel momento la melodia e le parole cominciarono a prendere forma. Andrew Vowles aka Mushroom e Jonny Dollar si trovavano ancora in studio, sentendo quello che stavo facendo mi dissero di cantare più forte. Mentre cantavo Mushroom fece partire dei beat e Jonny cominciò a suonare degli archi col sintetizzatore, e questo è quanto!»
Girato nel gennaio del 1991 sul West Pico Boulevard di Nelson Los Angeles, il video promozionale di Unfinished Sympathy è firmato da Baillie Walsh, che di Blue Lines ha anche curato le immagini per tutti gli altri singoli da esso estratti. Negli anni il regista ha poi collaborato ancora col terzetto, oltre che con gli Oasis, i New Order, Spiritualized ed altri.
La particolare luce dorata di un tardo pomeriggio invernale e gli ampi spazi delle strade di un quartiere losangelino tra i più desolati costituiscono la cornice ideale per la camminata quasi sonnambolica che la Nelson compie lungo tutta la durata del video. Un percorso seguito passo dopo passo da una Steadicam che, grazie alla tecnica del piano sequenza, trasmette allo spettatore un senso di trance, di sogno ad occhi aperti, con la cantante immersa nei propri pensieri, nella propria incertezza e sofferenza sentimentale, incurante dell’umanità che indaffarata le si muove intorno. Particolare degno di segnalazione, le brevi ed apparentemente casuali apparizioni dei membri del gruppo: Daddy G accompagna per mano un bambino, Robert Del Naja fermo ad una cabina telefonica, riaggancia e cammina per un tratto dietro alla cantante, Mushroom gli si affianca dopo poco spingendo un carello lungo il marciapiede. Pochi essenziali elementi per uno dei video promozionali più intensi ed iconici degli anni 90.
Paul Oakenfold, che ebbe l’onore e l’onere di remixare una canzone virtualmente impossibile da rimaneggiare senza andare ad intaccarne la maestosa perfezione, la definì anche la propria canzone pop preferita in assoluto, e di attestati di questo genere Unfinished Sympathy ne ha avuti in abbondanza. Un trionfo a tutto campo insomma. Nonostante questo, il senso di amarezza, di incompiutezza e di vuoto insiti nel testo – sottolineati dai drammatici archi e dal retrogusto che lasciano, ascolto dopo ascolto – si riflettono anche nel corso che ha preso la vita di coloro che vi sono stati coinvolti. A cominciare dalla prematura scomparsa del produttore Jonny Dollar, da più parti definito come il vero motore dell’operazione. A questo si aggiunge l’irrisolta, tutto sommato commercialmente deludente, carriera solista della vera, carismatica star della canzone e relativo video, ovvero la stessa Shara.
Infatti, dopo il successo di Blue Lines hanno fatto seguito due album, What Silence Knows uscito nel 1993 e Friendly Fire, pubblicato due anni dopo, che nonostante una buona accoglienza da parte di pubblico e critica – ed un evidente tentativo di riprendere stile ed atmosfere di quell’esordio – non sono bastati a consolidare il ruolo di cantante solista della londinese. A questi sono seguite sempre più sporadiche partecipazioni: particolarmente ben riuscite quelle assieme al produttore Charles Webster – nelle vesti di Presence – nel brano Sense of Danger, l’interpretazione del tema da James Bond 007 Moonraker – originalmente portato al successo da Shirley Bassey – sotto la guida del compositore David Arnold, nonché la partnership nel ruolo di songwriter assieme a Bob Stanley e Pete Wiggs dei Saint Etienne. Tristemente, oltre all’inattività artistica, la metà degli anni 2000 ha visto l’artista protagonista di episodi – in particolare una bizzarra storia di stalking ai danni del dj Pete Tong – che hanno fatto dubitare sullo stato della sua salute mentale e che l’hanno anche fatta diventare zimbello dei tabloid britannici – che a dire il vero non si distinguono mai per particolare sensibilità ed empatia. Pochi coloro che hanno osato alzare la voce per prenderne le difese. Tra questi i membri dei Saint Etienne. Da parte dei vecchi compagni di avventura bristoliani – in genere piuttosto eloquenti ed espliciti – invece solo un cauto silenzio.
L’ultima apparizione in ordine temporale della cantante è del 2020, ancora una volta assieme a Charles Webster, all’interno del fantastico album Decision Time, e più precisamente nel brano This Is Real. Quasi a confermare le voci di un possibile ritorno alla musica circolanti da qualche tempo. Un talento inquieto ed un percorso artistico incompiuto quello di Shara Nelson, al quale manca ancora un più che meritato proseguimento.
“You’re the book that I have opened
And now I’ve got to know much more”
