Lorde
Lorde, still da “Hammer” (2025

“Hammer” di Lorde: città, desiderio e rinascita elettronica per aprire Virgin

Dopo What Was That e Man of the Year, Lorde chiude il trittico di singoli pre-release con Hammer, apertura ufficiale del nuovo album Virgin, in uscita il 27 giugno. Prodotto insieme a Jim-E Stack e Buddy Ross, il brano è stato definito dalla stessa artista “un’ode alla vita in città e all’eccitazione” nel post con cui, il 18 giugno, ne ha annunciato l’uscita.

La canzone alterna la consueta prosa intimista e passionale della cantautrice neozelandese – tra versi corporei, immagini liquide e confessioni a cuore aperto – a uno stacco elettronico pulsante che ne esalta la tensione erotica e la componente più viscerale. «There’s a heat in the pavement, my mercury’s raising / Don’t know if it’s love or if it’s ovulation», canta Lorde nell’incipit, aprendo uno spazio narrativo in cui la confusione dei segnali corporei si fa estetica del desiderio.

La struttura del brano gioca sulle opposizioni – pieno e vuoto, calore e lucidità, femminile e maschile – come già accadeva in Man of the Year, power ballad sospesa tra vulnerabilità e autoaffermazione, in cui si evocava una rinascita fisica e simbolica. Anche qui, l’identità emerge come fluida e cangiante: «Some days I’m a woman, some days I’m a man», ribadisce Lorde nel pre-chorus, eco diretto della dichiarazione rilasciata a Rolling Stone pochi giorni prima.

Nel videoclip – diretto da Renell Medrano e girato in pellicola 35mm tra location campestri, laghi e capanni di legno abbandonati, la sensualità del brano trova corrispondenza in una regia a metà tra moda e corpo in movimento. A curare i costumi è Miyako Bellizzi, mentre il movimento scenico è diretto da Stephen Galloway e Charissa Kroeger. Non mancano momenti coreografati a forte impatto corporeo, curati da uno intimacy coordinator e da una squadra di stunt, in un lavoro visivo che abbraccia il desiderio e lo mette in scena come forza motrice della trasformazione.

Con Hammer, Lorde apre Virgin nel segno della carne e del desiderio. Una dichiarazione d’intenti che prosegue il percorso iniziato con What Was That e conferma come il nuovo album rappresenti una fase più esposta, vulnerabile, ma anche più libera. Un disco che, a quattro anni da Solar Power, sembra fondere l’introspezione lisergica del passato con una nuova sensualità elettrica, urbana e irrequieta.

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