Fiumani
Federico Fiumani in una still dal videoclip “Amsterdam” (2022)

Federico Fiumani. Il bianco e nero di “Amsterdam” (con Fabio Cantelli Anibaldi)

Federico Fiumani e Luca Cantasano hanno reinterpretato Amsterdam dei Diaframma in collaborazione con i Litfiba, per Confidenziale 2021, album composto da nuove versioni di brani di repertorio della prima delle due band, in uscita il 21 gennaio. Per la prima volta la canzone è abbinata a un videoclip ufficiale girato alla stazione di Lastra a Signa alle porte Firenze, per la regia di Fabio Bianchini e con protagonista Fabio Cantelli Anibaldi, autore del libro Sanpa, madre amorosa e crudele e figura di spicco della docu-serie con lo stesso nome – SanPa – di Netflix.

Il brano, scritto da Fiumani ma interpretato dall’allora cantante della band, Miro Sassolini in duetto con Pelù, era stato originariamente inciso dalle due formazioni toscane nel 1985 per l’etichetta fiorentina IRA, trovando posto nell’album Siberia. Ne esiste anche una ristampa in 12” del 2018 pubblicata da Contempo Records.

A proposito della sua partecipazione, Canelli ha scritto una lettera aperta lo scorso 7 gennaio, pubblicata via Fb, per condividere con il regista e l’autore la soddisfazione per la riuscita del video. Vale la pena di leggerla tutta, vuoi per la ricchezza dei riferimenti, vuoi per le belle parole spese. «Questo sono io – scrive in un passaggio – eterno viandante alla ricerca della forma assoluta. Ricerca che iniziò a diciassette anni con la decisione di diventare poeta dopo aver letto “Howl” di Allen Ginsberg».

Quando l’altra sera Federico mi ha scritto che nella posta avrei trovato il file del video di “Amsterdam” girato con lui, Fabio Bianchini e Elena D’Anna la sera del 21 dicembre alla stazione di Lastra a Signa alle porte di Firenze, ho fatto come sempre faccio prima di un evento di cui avverto l’importanza: ho messo un po’ le cose in ordine attorno a me, mi sono concentrato sul respiro, posato lo sguardo prima sulle mani per poi protenderlo verso il cielo, oltre la finestra.
A quel punto ho avviato il video. Sono bastati pochi secondi per provare quello stato di stupita trance che segnala in me l’acme della tensione emotiva. Ho provato lo stesso senso di stranita identificazione provato un anno fa rivedendomi in “Sanpa” nell’antro dell’hotel “Villa Adriatica” di Rimini. Solo che nel caso di “Amsterdam” la mia natura essenzialmente apolide viene accentuata dall’Aperto, das Offene di Rilke. “Aperto” in cui io sono sempre e comunque di passaggio, incapace di “fare radura” come sa invece fare una grande artista e recente amica, Tiziana Cera Rosco, creatura che pare plasmata da quella stessa natura che, magicamente, riporta all’essenza trascurata, alla primigenia meraviglia. Continuo la visione ed eccomi tornare in mente la domanda che nell’800 si pose Friedrich Schlegel, filosofo e teorico del Romanticismo: «È possibile cogliere il sacro?». «No, non può mai essere colto perché la mera imposizione della forma lo deforma» fu la risposta. Questo sono io, nel video: eterno viandante alla ricerca della forma assoluta. Ricerca che iniziò a diciassette anni con la decisione di diventare poeta dopo aver letto “Howl” di Allen Ginsberg: «Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate, nude isteriche, trascinarsi per strade di negri all’alba in cerca di droga disperata». Chi poteva immaginare che in quei versi era racchiusa non la mia vocazione ma il mio destino? Faccio ripartire una seconda volta il video: ecco, di nuovo, treni che passano, capelli che si scompigliano, il mio sguardo attento e perso insieme, lucido e malinconico, molto malinconico. E mi viene in mente un’altra immagine coniata da Diderot uno dei padri dell’Illuminismo, l’età della “Ragione” nemica di quelle tenebre che avvolgono, ghermiscono, inghiottono. Diderot che definì il poeta romantico «un uccello notturno e selvaggio, creatura non addomesticabile con il suo tetro, malinconico piumaggio». Animaletto straniero su questa terra al punto di decidere talvolta di abbandonarla. “Filosofie del colpo di pistola”, le chiamerà con sarcasmo Hegel. L’incontro tra me e Federico, l’incredibile intesa che si è prodotta tra noi sin dal primo istante, è quella tra due creature notturne che amano simili libri, film, musiche. Chi sono del resto Kleist, Hölderlin – e più avanti Lautréamont e Rimbaud – se non rockstar ante litteram?
Finisce la seconda visione del video e richiamo Federico: «L’ho visto. È bellissimo: potente, scarno, essenziale». Gli dico anche che i nostri due volti s’incastrano alla perfezione, sembrano un disegno di Escher: dritti e rovesci complementari, come a comporre un destino. “Chi è per le strofe è anche per le catastrofi” scriveva Gottfried Benn, uno dei poeti che amo di più. Lo ringrazio e voglio ringraziarlo di nuovo pubblicamente qui. È meraviglioso trovare un amico a quasi sessant’anni e provare le stesse emozioni di quando se ne aveva diciassette.
Fabio Cantelli

Oltre al titolo dell’album in uscita, Confidenziale è anche il nome dell’album con il quale il leader dei Diaframma inaugurò la propria carriera da solista nel 1994. Sempre con lo stesso titolo, una rassegna live con la quale lo scorso anno Fiumani e Cantasano (al “piccolo bass”) hanno ripercorso 40 anni di carriera dei Diaframma, riproponendone le canzoni di repertorio, da Siberia ad, appunto, Amsterdam, da Gennaio a L’odore delle rose, a Labbra blu.

Riguardo ai Diaframma, sulle nostre pagine potete recuperare, tra le altre, la recensione Classic del sopracitato Siberia, firmata da Tommaso Iannini.

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