Ditonellapiaga. “Che Fastidio!”, un tormentone acid-pop all’italiana
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sentireascoltare
- 25 Febbraio 2026
La prima volta con Rettore è stata questione di chi-chi-chi-chimica. Un brano elettropop che da Donna Summer alla Carrà faceva il giro, piazzandosi al centro di uno spettacolo frizzante, teatrale, naturalmente glamour. Un ideale passaggio di testimone quello tra la cantante di Kobra e Ditonellapiaga, artista romana che si è imposta, dagli inizi del decennio con Morsi, a diva urban italiana pronta per il grande salto definitivo nel mainstream.
Dagli esordi le basi più creative e interessanti (vedi bbprod) hanno lasciato spazio a produzioni più potabili, ma anche nei compromessi Margherita Carducci ha saputo difendersi bene. In realtà talento e presenza scenica per dettare le mode — più che inseguirle — non le sono mai mancati.
La sua Che Fastidio!, proposta a Sanremo 2026 in solitaria, è già di per sé un ottimo biglietto da visita: a partire dal groove affidato a una Roland TB-303, il synth analogico acid per antonomasia dell’house. Testo e contesto, trucco e parrucco, rispondono invece al classico pezzo che, attraverso la lista della spesa di considerazioni, mette alla berlina costume e società odierni, partendo dalle fisse borghesi per fitness, fashion e dieta.
La protagonista non sa più “cos’è normale, se è un’allucinazione”, bridge che fa da trampolino per un ritornello che stringe il fuoco sul titolo del brano. Come tormentone dell’estate è già in pole position, e difficilmente scenderà dalla lista dei più citati. Parafrasando quanto dichiarato dalla stessa artista, “è un brano autoironico che parla di un grande senso di alienazione verso le formalità, le ipocrisie di alcune feste, eventi mondani e pratiche che facciamo nella vita tutti e che ogni tanto ci danno fastidio”.
Non è davvero una canzone “coraggiosa”. Avrebbe potuto esserlo, evitando di affidare alla protagonista strofe come: “E dimmi cosa mi hai messo nel bicchiere, ha un gusto amaro (Non mi fido!) / Perché mi gira la testa e tutta la stanza finché non passa (Che fastidio!)”.
Myss Keta e il suo team avrebbero saputo affondare meglio quel colpo, anche nella sua controparte visiva/videoclip affidata alla sceneggiatura di Matteo Corradini, la regia di Frametank e la produzione di Mine Studio, dove Margherita si sdoppia in due cameo come attrice. Così come la stessa Rettore.
Se Margherita Carducci mostra coraggio, è soprattutto sul piano produttivo: un acid pop all’italiana ottenuto grazie a Edoardo Ruzzi, Edoardo Castroni e Alessandro Casagni, un team già consolidato nei suoi precedenti lavori. È una reference certo, ma non del banale citazionismo.
