Colombre & Maria Antonietta. Romanticismi rétro e dell’agrodolce inconsistenza dell’itpop, “La felicità e basta”
-
sentireascoltare
- 26 Febbraio 2026
Colombre e Maria Antonietta avevano convinto su queste pagine con Io e te certamente, prima collaborazione ufficiale per la coppia nella vita e nell’arte. Il brano, scritto da quest’ultima, era un manifesto sospeso sul loro amore che splendeva all’interno di un album che già dal titolo era tutto un programma, Realismo Magico in Adriatico: un lavoro sulla semplicità della vita in nove atti, indagata con tratto leggero, connotazioni profonde e l’immancabile tocco retrò.
Nostalgici, vintage, romantici e persi in una vacanza infinita, Giovanni Imparato e Letizia Cesarini lo sono intimamente e assieme in Luna di Miele hanno sublimato tutto questo in un disco che ben riassume estetica e attitudine di una generazione che l’indie lo ha trasformato in una faccenda (cantauto)pop, innamorata di una retromania senza futuro. Una corrente che, giusto dieci anni fa, ha fatto breccia nel mainstream italiano, piazzandosi come controcanto minoritario all’esplosione della trap nostrana, ondata a sua volta soppiantata da una versione melodicamente più appetibile – anche a Sanremo – per un pubblico che nel frattempo ha cambiato lettera, da X a Z.
Della coppia, Maria Antonietta è gemella diversa di Levante: lo è per l’afflato melodico “anticato” e per quel modo di vivere i sentimenti tra ruvidità, introspezione e spensieratezza dentro un contesto che dialoga spesso con gli ultimi decenni del Novecento. Le due si sono esibite alla kermesse nel 2020, quando la cantautrice siciliana l’ha invitata a condividere il palco assieme a Francesca Michielin.
Colombre, dal canto suo, è portatore sano di una mascolinità delicata e introspettiva: a casa sua il pop ha il peso specifico della canzone d’autore e lo ha dimostrato in una discografia che ha raccolto buoni consensi, mentre quella della compagna assumeva i contorni del bluff, di una prosa che – al netto della varietà degli arrangiamenti – rimane avviluppata nelle proprie velleità estetiche.
Sia come sia, l’unione tra i due aveva come destinazione il salto di visibilità che il palco dell’Ariston finalmente ha offerto. La felicità e basta, nel cui videoclip ritroviamo l’amore comune per David Lynch, è un brano più arioso e radiofonico rispetto a quanto composto e arrangiato finora, e lo è in un modo che ricalca la penna di Francesco Bianconi in quest’ultimissima fase creativa. Del resto, il frontman dei Baustelle ha già collaborato in passato con Cesarini e in questo brano, co-scritto dalla coppia con il produttore Francesco “Katoo” Catitti, la sua influenza – soprattutto nel bridge – ne ritroviamo una versione fedele e funzionale a un brano che soffre dell’ampollosità e dell’inconsistenza di fondo dell’itpop. Dove non arriva la melodia il testo ci mette una pezza. E l’idea di partenza, di fatto, è buona: che idea di felicità hanno due ladri che si preparano a fare una rapina?
