Aphex Twin. “Windowlicker”, uno, nessuno, centomila Richard D. James
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Tony D'Onghia
- 6 Luglio 2024
Seconda metà degli anni ’90; in Gran Bretagna la musica elettronica – e la cultura del clubbing che ci gira vorticosamente intorno – impazzano alla grande. Dai prodotti discografici più compatibili con il mainstream alle frange più sperimentali; mai come in quel decennio il grande pubblico era sembrato così ben disposto ad aprire gli orizzonti d’ascolto verso il nuovo. In questa scena così fertile ed affollata di produttori e superstar dj, uno schivo “enfant prodige” si distingueva tra tutti gli altri, e non solo per le sue genialoidi metodologie di studio e le aliene ed inedite soluzioni sonore che saltavano fuori – a getto apparentemente continuo – da non si sa bene quale realtà parallela.
Nato e cresciuto in una remota parte della Cornovaglia, Richard D. James inizia in giovanissima età ad interessarsi all’elettronica applicata alla musica arrivando, un po’ per curiosità e un po’ per necessità, a customizzare strumenti e software o a costruirne e programmarne di sana pianta di nuovi. È questa sorta di isolamento artistico a rendere l’ascolto, specie dei suoi primi lavori, ancor più sorprendente.
Nel giro di un anno dalla sua prima uscita discografica sotto lo pseudonimo di Aphex Twin – l’EP Analogue Bubblebath pubblicato in tiratura limitata su Mighty Force nel settembre 1991 – James viene salutato come il nuovo Brian Eno. Da lì in poi la sua popolarità sarà inarrestabile. Inestimabile è l’influenza da lui esercitata, sia sui suoi contemporanei che sulle generazioni successive di musicisti dei generi più disparati. Da Björk ai Radiohead passando per John Frusciante e Kevin Parker aka Tame Impala. La lista di quanti hanno espresso ammirazione e debito artistico verso il produttore è interminabile.
Ma c’è un rovescio della medaglia, ossia l’assoluta incapacità da parte di James ad assoggettarsi ai voleri dei media, accattivandosi simpatie e mostrando sempre il proprio lato migliore. Così, proprio quando i mezzi di comunicazione di massa erano pronti ad adottarlo e lanciarlo come una sorta di “ragazzo-immagine” della scena elettronica mondiale, lo spirito ribelle e le sue intemperanze hanno cominciato a farsi sempre più notare. Complice in questa sorta di operazione di auto-sabotaggio anche una label empatica, coraggiosamente innovativa e lungimirante come la Warp Records, che lo ha sempre sostenuto ed assecondato nonostante le idiosincrasie.
È a questo punto che il produttore inizia a far sollevare una fitta cortina fumogena intorno a sé; o almeno questa è l’impressione che danno il suo centellinare le apparizioni ufficiali, la maniera vaga o volutamente fuorviante di rispondere ai sempre più insistenti giornalisti, la moltitudine di pseudonimi label e formati con i quali la sua musica viene rilasciata, o il suo dare vita (volutamente o meno) a vere e proprie leggende metropolitane sul proprio conto. Non potendo godere dell’anonimato del quale si erano avvantaggiati molto produttori di area elettronica prima di lui, Aphex Twin offriva al mondo una immagine sempre più distorta di se stesso, procedendo nel sistematico stravolgimento dei propri connotati facciali. Partendo degli adorabili (ma pur sempre latentemente passivo-aggressivi) orsi colorati del clip di Donkey Rhubarb e dalla copertina di …I Care Because You Do (entrambi pubblicati nel 1995).
Il sodalizio artistico con il visionario regista Chris Cunningham è fondamentale in questa operazione di restyling, portandolo alla più estreme conseguenze attraverso i video promozionali realizzati in tandem. Dopo aver dato forma all’incubo di Come to Daddy, la coppia assesta il colpo di grazia all’immagine giovanile ed apparentemente innocua di Aphex Twin. Infatti, una volta che si è assisto al suo processo di mutazione e clonazione in Windowlicker, non è più possibile vederlo come prima.
Pubblicato nel marzo del 1999 da Warp Records, l’EP Windowlicker ha raggiunto il 16° posto nella classifica britannica dei singoli. Un risultato non disprezzabile considerandone la natura provocatoriamente aliena. In seguito – in occasione dalla compilazione della tracklist della raccolta Warp20 – il brano è stato votato da un poll di fan come il più popolare tra quelli presenti nel repertorio dell’etichetta. Il titolo fa riferimento ad un termine dispregiativo usato nel Regno Unito per indicare i disabili mentali, o i maniaci sessuali. D’altra parte, è anche la traduzione letterale del termine francese “faire du lèche-vitrine”, in tedesco “Schaufensterbummel machen”, ovvero lecca finestre, un altro modo per definire coloro che sono vittime del consumismo. Questo può spiegare meglio il bizzarro e sconcertante concept scelto per fare da corollario di immagini all’altrettanto spiazzante brano musicale; ovvero un miscuglio di critica al consumismo applicata alla parodia dei cliché del genere gangsta rap tanto di moda in quel decennio.

Il video, nella versione originale non censurata della durata più di 10 minuti, nella sua prima parte mostra due aspiranti “gangsta” losangelini durante un giro in auto in cerca di ragazze da abbordare. Siamo testimoni divertiti della conversazione senza senso tra i due, un flusso ininterrotto di termini volgari (più di 120) talmente eccessivo dal non poter che risultare esilarante. Ma è con l’ingresso in scena di una limousine gigantesca dalla quale compare una versione mutante dello stesso produttore che il tutto raggiunge un livello ancora più alto di grottesca assurdità. Quello che segue è un susseguirsi di stereotipi tratti pari pari dal più tipico immaginario “urban”, ballerine discinte, coreografie sexy, bling bling e bottiglie di champagne incluse. L’unico particolare fuori posto, il viso di Richard che sostituisce mostruosamente quello di tutte le ragazze presenti. Inutile dire che il promozionale, almeno nella sua versione originale, è stato pluri-censurato da numerosi canali televisivi musicali e non.
A fare da colonna sonora a questo sogno febbrile, una delle produzioni più audaci di tutto il repertorio del britannico. Smentita dallo stesso l’ispirazione proveniente dell’hip hop/R&B di moda durante gli anni ’90 – trattandosi di materiale antecedente a quel periodo – Windowlicker è un fuoco di fila di soluzioni sonore che, prendendo ispirazione tanto dal pop e dall’electro quanto dalla drum & bass e dall’industrial, da lì in avanti faranno scuola, per lo meno per tutti coloro dediti all’abbattimento delle barriere tra melodia e cacofonia, tra armonia e dissonanza, tra musica popolare e sperimentazione sfrenata.
Coerentemente con questa operazione di perverso branding, James si è anche premunito di far apparire l’immagine distorta del proprio volto nei file WAV del brano, una volta che questo viene fatto scorrere in un programma di spettrografia. Non l’unica occasione in cui un’immagine di se stesso viene celata in video musicali e artwork vari.

Ma per i veri fan, uno degli oggetti di culto più ambiti è sicuramente un ombrello raffigurante le fattezze bizzarramente inconfondibili di una delle creature ibride che animano il video; reso disponibile in edizione limitata in occasione del venticinquesimo anniversario dell’uscita del singolo per la modica somma di centocinquanta sterline. Inutile dire che la sua reperibilità è ora più che rara e a quasi il doppio del prezzo iniziale. Un esagerazione? Può essere, ma come si sà, il valore delle cose sta nel gusto di chi le sa apprezzare; cosi come la bellezza sta negli occhi di chi guarda, o nelle orecchie di chi ascolta, come nel caso della musica pop geneticamente modificata secondo Aphex Twin.
