“Come To Daddy”, gli spiriti chiamati per magia e Aphex Twin
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Tony D'Onghia
- 20 Ottobre 2022
Uscito in formato EP nell’ottobre del 1997, Come To Daddy è forse uno dei brani più conosciuti del produttore britannico Richard D. James aka Aphex Twin. Il motivo di questa popolarità, raggiunta ai tempi anche grazie alla rotazione massiccia nelle tarde nottate del canale televisivo musicale MTV, è da ricercarsi senza dubbio anche nel relativo video promozionale realizzato dal regista britannico Chris Cunningham.
Un brano musicale che innalzava il produttore a ruolo di geniale “piccolo Mozart” dell’elettronica ed allo stesso tempo ne consolidava l’immagine di eccentrico bambino terribile. Immagine così abilmente costruita anche attraverso il contributo dei media specializzati di quegli anni. Nelle rare interviste che nel corso dei decenni hanno contribuito a fare un po’ di luce sulla sua apparentemente inafferrabile figura artistica, lo stesso Richard James ha rivelato alcuni retroscena delle sue metodologie di produzione, ed in particolare quelle utilizzate in questo singolo – in una delle sue più esaustive interviste, concessa in questo caso al magazine Index nel 2001, ha così ricordato: «Ho lavorato a così tanti generi. La gente pensa sempre che io produca consapevolmente queste idee. Invidio sempre le persone che fanno una sola cosa: credo che sarebbe piuttosto rilassante. Ma sicuramente non vorrei fare sempre lo stesso tipo di musica. Impazzirei. Come to Daddy è nato mentre giravo per casa e mi incazzavo mentre producevo questo schifoso jingle death metal. Poi è stato commercializzato. È stato fatto un video e questa piccola idea che avevo, che era uno scherzo, si è trasformata in qualcosa di enorme». Infatti, come se la brutalità del brano da lui prodotto non fosse bastata, il filmato realizzato da Cunningham assestava un colpo di grazia al pubblico attraverso visioni da incubo indimenticabili.
Fattosi professionalmente le ossa nel reparto effetti speciali e trucco prostetico dell’industria cinematografica, proprio in questo campo il videomaker aveva trovato il modo di fare buon uso dell’interesse nutrito fin dalla giovane età verso tutto quello che riguardava la biologia, gli studi sull’anatomia umana e la fantascienza, in particolare il genere cyberpunk. Dopo una serie di video musicali da lui diretti, il decisivo incontro con Aphex Twin, reso anche possibile dalla connection con Warp Records e dalla sua esperienza nelle vesti di regista del futuristico Second Bad Vilbel degli Autechre; un videoclip quest’ultimo che in qualche maniera faceva da precursore al balletto robotico di un altro suo capolavoro, ovvero quello realizzato per Björk con All Is Full of Love.
Girato a Thamesmead, un complesso residenziale costruito degli anni ’60 nel distretto londinese di Greenwich e Bexley, e che stando alle cronache era stato anche scelto come location da Stanley Kubrick per il suo Arancia meccanica, il video viene in particolare ricordato per i suoi mostruosi protagonisti: un gruppo di bambini dalle sembianze del tutto particolari ed una infernale e raccapricciante figura, tutti impegnati a seminare il panico tra le desolate rovine di un ambiente urbano irrimediabilmente decaduto. I già citati piccoli teppisti allo sbaraglio sono contraddistinti grottescamente dalle medesime identiche sembianze, quelle dello stesso Richard James. Un trucco realizzato tramite l’uso di maschere scolpite nel silicone, specialità di Chris Cunnigham, che alle immagini generate da computer ha sempre preferito questo tipo di effetti speciali. Oltre a queste disturbanti presenze, sorta di malefici minions, il vero protagonista è l’infernale creatura che viene chiamata in vita dall’interno di un televisore rottamato, attraverso un corto circuito elettrico provocato dall’urina di un cane portato a passeggio da una vulnerabile ed ignara vecchina. L’unica figura “umana” ad aggirarsi in questo paesaggio post-apocalittico e che avrà modo di pentirsi di aver fatto questo terrorizzante incontro.
Per quanto orrido ed irreale sia il tutto, una piccola componente legata alla vita vissuta del produttore la si può trovare nel mantra «I want your soul», ripetuto dal mostro al risveglio dal suo letargo catodico. Infatti, questa minaccia prende ispirazione da una frase detta ad Aphex Twin da un fan particolarmente zelante e passivo-aggressivo. Mentre, dall’altra parte e molto più banalmente, anche le mostruose visioni del videoclip sono entrate in qualche modo a fare parte della vita quotidiana di Richard. Infatti, sempre in occasione dell’intervista sopracitata, riguardo ad una delle famose maschere che lo rappresentano e che veniva conservata nella sua abitazione, lui stesso ha rivelato: «È stata realizzata abbastanza bene, tranne per il fatto che non mi hanno fatto le sopracciglia. E non sono i miei denti. (…) È piuttosto inquietante, vero? Io e la mia ragazza ci siamo spaventati così tante volte con quella cazzo di cosa. La indosso a letto e mi metto le coperte addosso, poi mi accoccolo a lei e aspetto che si giri. Una volta è andata ad accarezzarmi il viso e io ce l’avevo addosso! Poi mi ha fatto lo stessa identico scherzo, tre mesi dopo».
