Flow

Flow #62 – Fuga dalle viscere metropolitane

Le viscere della città sono il luogo da cui iniziare il racconto della settimana, composto dalle novità in fatto di videoclip. Il primo della playlist è Softer Now dei Grooms, in cui è infatti protagonista la solitudine all’interno del formicaio metropolitano, dove domina l’individualismo e l’alienazione. Il senso di inadeguatezza prende forma concreta nel volto del personaggio principale, che sembra avere al posto della faccia una sorta di maschera kabuki. Questo lo rende goffo, incapace di comunicare e rabbioso, ma nel malinconico clip in bianco e nero resta comunque viva la speranza. Il pezzo in questione è tratto dall’album Exit Index, pubblicato dalla indie band di Brooklyn il 20 ottobre scorso via Western Vinyl. Il giro fra gli abitanti dell’area urbana prosegue a bordo di un’auto guidata da Kishi Bashi, polistrumentista di Seattle già fondatore dei Jupiter One e membro degli Of Montreal. Prendendo spunto da Taxi Driver di Martin Scorsese, il guidatore coglie l’umanità dallo specchietto retrovisore, carpendone l’insita disperazione, violenza e smodatezza, ma anche la capacità di ritrovarsi nel comune denominatore dei sentimenti più semplici. Kishi Bashi guida senza giudicare, distaccato, cantando «It’s a new day, another full of heartbreak. And every time I’m checking in with myself I’m drinking my soul away». Il suo nuovo album si intitola Sonderlust, ed è uscito a settembre per Joyful Noise Recordings. Percorriamo poi una strada che porta fuori dalla città col protagonista del nuovo video di Sleep Party People, progetto dietro al quale c’è il musicista danese Brian Batz, giunto alla pubblicazione del quarto album, Lingering, uscito a giugno. Questa settimana è stato pubblicato il video della opening track Figures, diretto da Ivan Chekhov, che si apre con un annuncio inquietante: «Il tuo cuore sta per fermarsi». Comincia così una vera e propria corsa disperata contro il tempo, lungo una strada dritta e desolata, fino all’inevitabile epilogo. Il sound etereo dai risvolti shoegaze diventa così la colonna sonora della condizione umana. Si giunge infine nella natura più selvaggia, quella lunare dell’Islanda, luogo d’origine del compositore e cantante Högni. Il suo primo disco come solista è uscito il 20 ottobre col titolo Two Trains via Erased Tapes Records, e Komdu Með ne è il primo estratto. L’album è incentrato sulla difficoltà di conciliare il personale e l’universale in un’unica e piena coscienza dell’esistenza, ed è ciò che si riflette anche nel clip diretto dallo stesso Högni Egilsson insieme a Máni Sigfússon: qui un naufrago cerca di fuggire dal suo passato, e abbeverandosi ad una pozza entra in una nuova dimensione di progresso e fusione col tutto.

La natura è ormai regina, luogo per eccellenza in cui poter entrare in contatto intimo con se stessi, come anche nel video di Valeria Caliandro. La cantautrice di Prato ha appena pubblicato, in data primo dicembre, l’album La Seducente Assenza: si tratta di un suo nuovo debutto, in quanto in occasione del precedente Immacolato Caos aveva utilizzato il moniker Vilrouge. Nel video dell’estratto Giostre è protagonista la cantante stessa, immersa in un bosco abitato da creature solo in parte umane, alla ricerca dell’essenza più profonda dell’anima umana. Il video è stato realizzato dall’Alkèmia Film di Giacomo Calistri  e Laura Innocenti. Dai paesaggi boschivi passiamo a quelli colorati e malinconici di un luna park nei pressi di Roma, dove incontriamo un solitario Galeffi fermo a osservare le acrobazie di un wall of death motociclistico; immagine che a primo impatto fa tornare in mente la scena iniziale di The Place Beyond the Pines di Cianfrane. L’atmosfera di Polistirolo – questo è il titolo del brano – non è però testosteronica, bensì molto più leggera e fragile, come già avevamo avuto modo di constatare dal suo singolo d’esordio Occhiaie. Entrambi i brani sono stati estratti da Scudetto, suo primo album, pubblicato questa settimana via Maciste Dischi.

Diretto dallo stesso Sufjan Stevens, il clip di The Greatest Gift è un colorato collage in stop motion dove appaiono serie di fotografie che ritraggono persone sorridenti e immagini religiose. Il brano in questione dà il titolo al recente mixtape che raccoglie outtake, remix e demo provenienti dalle session di registrazione dell’acclamato Carrie & Lowell. Molto più elaborato nell’esecuzione il video di Hear my Pain Heal dell’iraniana Sevdaliza, artista già solita a prestare molta attenzione al comparto videomusicale. Il clip dal taglio cinematografico diretto da Ian Pons Jewell è un flusso surreale di piani sequenza, ritratti statici e computer grafica: immagini scure, come le minimali e soffuse sonorità del brano. Un lavoro da guardare e non da spiegare, com’è ben facile intuire dalle parole della cantante e del regista rilasciate a The Fader: «È difficile spiegare Hear My Pain Heal in termini narrativi, dato che si è trattato di un’esperienza allucinatoria e onirica». Il brano è la traccia conclusiva dell’album di esordio ISON, qua recensito da Ilaria Nacci. Una ricercatezza d’immagine che troviamo anche nel nuovo video di Yung Lean, il primo estratto dal suo recente album Stranger, terzo capitolo del sad boy svedese che segna una fase d’inconfutabile maturazione. Per l’esattezza il clip di Metallic Intuition si pone come prequel del cortometraggio pubblicato lo scorso 8 novembre, intitolato per l’appunto Stranger e diretto dal duo francese Suzie & Leo. La sceneggiatura tratta di una torbida storia di omicidi, una fuga drammatica tra espiazione ed efferatezza, ambientata in un far west postmoderno. Dagli scenari assolati e desertici passiamo a quelli urbani è notturni di Now & Laters, brano del producer CEE  – al secolo Christian Schwanz in collaborazione con il rapper newyorchese Homeboy Sandman. L’idea del brano è nata durante un incontro dei due artisti a Kuala Lumpur ed è stato realizzata in sedi separate: un viaggio sonoro che parte dai margini della foresta pluviale malese fino ad approdare nel Queens. Il clip diretto da Kubhaer T. Jethwani alterna sovrapposizioni di immagini in lip sync a situazioni che vedono coinvolte persone seminude mentre indossano maschere dalle sembianze di dinosauri poligonali.

Una canzone sulla ricerca della felicità, sul prendersi una pausa da una relazione per vivere degli attimi senza ansie e pensieri, ubriacarsi «perché a volte fare schifo fa bene»: questo è in sostanza Felice di Bianco, gruppo formato da Alberto Bianco e soci, che pubblica un’anticipazione di cosa sarà il prossimo lavoro, rappresentata in video dai ballerini della Karhu, i quali si prestano a dare quell’importo di spensieratezza e leggerezza nel rappresentare la collezione 1985 del brand. Si passa a toni più frenetici col ritorno dei Futbolín, band screamo di Verona con all’attivo un solo EP (omonimo) del 2015. Prevista per il prossimo gennaio l’uscita di Shy Guys, Malmo Days, di cui Couch è il primo estratto: la tensione del pezzo si respira anche nel video estremamente DIY (diretto da Josè Josè con un cellulare), dove la ragazza di una coppia di giapponesi viene “insidiata” da un essere mascherato, ispirato a Kunimitsu del picchiaduro Tekken. Il ragazzo, supereroe con il mantello di plastica di polietilene, tenterà di far valere le sue ragioni, invano. La rottura della monotonia è ciò che cercano i protagonisti di Caution dei Tiny Moving Parts. Impiegati nella scuola come bidelli, i Nostri passano il tempo a raccogliere foglie, pulire i pavimenti e passare l’aspirapolvere, sentendo però l’impulso di uscire dagli schemi. La voglia di suonare prevale, tanto da usare la scopa o il mocio come chitarre, finché li vedremo trasformarsi nei membri della band stessi.

I Dead Cross, band di Mike Patton e Dave Lombardo, si inseriscono in questa playlist con un visual violento e pieno di critica verso la religione e la Chiesa. Il titolo Church Of The Motherfuckers, presente sul loro omonimo uscito lo scorso agosto, non lascia troppi dubbi, tanto che il video diretto da Michael Panduro calca ulteriormente la mano con un bianco e nero d’effetto, dove si intrecciano tre vicende crude: due preti vengono costretti da dei ragazzini ad uno scontro all’ultimo sangue a mani nude; un ragazzo fugge nei campi, pare inseguito da qualcosa, ma quel qualcosa è proprio dentro di lui; la masturbazione di una suora con un ostia, che le provoca perdite di sangue. In chiusura il vero e proprio banger della settimana, con Haiyti e la sua Mafioso. Anche qui poco spazio all’immaginazione grazie al titolo, che riassume perfettamente lo stile che la gangsta (t)rapper di Amburgo vuole celebrare col suo pezzo. Tra tavolini e divani extra lusso, circondata da energumeni col sigaro in mano e il whiskey, passando per il piazzale sopra ad una Ferrari limousine bianca, Haiyti sfoggia senza paura il suo senso di appartenenza.

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