Recensioni

Due musiciste si incontrano per la prima volta nell’aula di una scuola di musica: si scrutano da lontano, si studiano a vicenda, l’unica cosa che condividono fino a quel momento sono le prime quattro lettere del loro nome. Per puro caso, o forse per necessità, mesi dopo il loro primo incontro decidono di fare musica insieme. Si chiudono in una cameretta e iniziano ad armeggiare con loop machine, synth, violini, note di piano, theremin, drum pad e tutto quello che può fare al caso loro. È nata così la collaborazione tra Valeria Sturba (OoopopoiooO, John De Leo) e Valentina Paggio (Duodeno): un po’ per divertimento, un po’ per gioco – quindi con il massimo della serietà nelle intenzioni – il progetto Vale & The Varlet debutta con un album autoprodotto che si diverte a ricreare una piccola orchestra homemade per costruire e decomporre fugaci intuizioni, semplici tappeti sonori o poche note di una melodia.
Attorno a questo processo di fermentazione sonora c’è il modo delle due Vale, un microcosmo fatto di suggestioni, gioie e tormenti, nel loro complesso fluire. Believer è un patchwork dai colori pastello in cui le due musiciste si divertono ad alternare momenti più allegri (la sincopata I Forgot Belgium) ad altri più intensi ed evocativi (Oh Love Me, Bobe) o più distorti e rumorosi (Sunday Morning, TechOmg), tra tastiere giocattolo, violini usati come ukulele hawaiani e una title track che ricorda i Massive Attack. Il supporto vocale di Vincenzo Vasi sul blues di Only A Man e il pandeiro di Luca Savorani su Alejandro contribuiscono ad allargare ulteriormente questo spettro di soluzioni sempre vario e ben orchestrato, non privo di imperfezioni, ma curato con estrema passione.
Le due calibrano sapientemente ogni suono, ogni pausa, ogni dissonanza, finendo talvolta per privilegiare l’approccio più strumentale alla stessa forma canzone, ma senza tralasciare un gusto d’insieme che allontana questo debutto dalla qualità media delle produzioni casalinghe e lo pone come un’interessante base di partenza per un progetto nato per gioco ma che potrebbe avere molto altro da dire.
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