Recensioni

6.9

In tempi in cui quindici minuti di hype non si negano a nessuno non c’è da scomporsi se, congiuntamente al gesto di introdurre nel lettore il cd di una band accreditata di essere l’ultima frontiera del new wave-revival, succede di avvertire forte e chiaro il rullare di tamburi che precede il fendente di mannaia del critico-boia.

Secondo gli ultimi rilevamenti ISTAT si tratta una suggestione – condivisa e legittima – che a volte si rivela ancora – vivaddio – eccessiva.

E’ il caso dei canadesi (ma và?) Uncut, bravi a mischiare le carte in tavola presentandosi con una Understanding The New Violence che, pur ricordando i Franz Ferdinand, è una dichiarazione d’intenti.

Un 4/4 circolare irrorato da chitarre mascoline che fissa dei precisi parametri.

Mancano qui infatti i patinati cliché di genere che hanno fatto strage di cuori nell’underground come su Mtv, mancano i ritornelli-slot machine cari agli emul rockers che grazie ad essi hanno conosciuto la cima delle classifiche.

E manca sicuramente il tiro radiofonico, poichè anche canzoni quali Buried With Friends o Day Breaks Red Light, pur battendo la via del riff accattivante abbinato a ritmiche serrate (più o meno danzerecce), non lasciano dubbi, scovarvi qualche motivo cantabile è impresa ardua.

Una scelta precisa di Ian Worang, cantante e leader decadente del gruppo, che immergendosi in acque dalle tinte dark – inabissandosi o semplicemente galleggiandovi – non concede alcunché alla melodia spicciola se non nel potenziale singolo Taken In Sleep.

Una cavalcata che assume toni epici – gli stessi che hanno fatto la fortuna dei nostrani Klimt 1918 – e imbastisce una trama armoniosa attraverso la quale le sei sottili, ma affilatissime, corde si divertono ad aprire dei varchi, squarciandola.

Ad onor di cronaca vanno poi ricordati i trascorsi di Worang e del suo ex compagno Jack Fairley, titolari di un fu duo elettronico la cui eredità sonora è ancora ben riconoscibile nelle strutture di alcune canzoni. Copilot, col suo synth gettato in pasto ad una furia quasi noise, su tutte.

Nel complesso un lavoro valido e ben assemblato che, seppur tra alti e bassi, riesce ad aggiungere qualcosa alla cifra stilistica dell’ondata di gruppi della new wave-revival.

Un disco insomma per coloro che guardando gli Interpol non vedono altro che una cricca di fighette impomatate senza gli attributi necessari per riuscire a fare rock’n’roll.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette