Recensioni

Sphere del Try Trio – formazione composta da musicisti del giro jazz di Improvvisatore Involontario, nello specifico Nicola Fazzini (sax), Gabriele Evangelista (contrabbasso) e Francesco Cusa (batteria) – è un disco mancino e anticonvenzionale. Lo è a partire dalla struttura della band, trio e quindi geometria dispari votata a una certa agilità stilistica e discontinuità nei livelli strumentali; lo è nel punto di partenza di tutto il discorso, ovvero quel Thelonious Monk già di per sé musicista poco ortodosso che i tre decidono di omaggiare alla loro maniera. “Occorreva aggirare le trappole della citazione ad effetto, della struttura riposante, della melodia-boa, dell’appiglio contro l’abisso” si legge nel booklet, ed è esattamente quel che succede nei 43 minuti del disco. Un’unione tra brani autografi e cover di Monk che riesce a suonare organica senza usare retorica, ricca di stimoli senza diventare ostica.
Basta avvicinarsi alla rilettura che il gruppo dà di Epistrophy per accorgersene, una versione che azzera tutto lo swing dell’originale optando per una destrutturazione soprattutto ritmica (ma anche nella melodia centrale), o magari ascoltare una Amore e cilindri che parte con un inseguirsi di contrabbasso e sax piuttosto free per poi dar vita a fraseggi tipicamente monkiani. Il disco è un dare e avere continuo rispetto alla figura centrale del pianista americano, o forse la perfetta trasposizione in termini improvvisativi dell’allitterazione che spicca nella ragione sociale del gruppo: come a dire armonia e ruvidezza, tutto in una sola soluzione.
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