Recensioni

8.5

Le fonti discordano, ma che sia datata fine settembre o inizi di ottobre 1979 poco importa: la pubblicazione di Eskimo ha rappresentato un momento clamorosamente importante nella storia della musica alternativa. E diciamolo subito: forse più importante che gradevole. Molto gradevole, ma moltissimo importante, fosse anche solo per la comparsa in copertina dei quattro bulbi oculari in frac, da quel momento in poi irrinunciabile simbolo visivo delle iniziative artistiche dell’oscura combo californiana. Ad ogni modo il sesto long playing dei Residents viene definito «uno dei più importanti album mai fatti, se non il più importante» già da Andy Gill sul New Musical Express datato 6 ottobre 1979, ed è proprio il loro sito ufficiale che spiega il perché: «l’album racconta la storia, senza fare affidamento sulle parole, dell’assimilazione di una società ritualistica nella cultura del consumo». Chi scrive va oltre, e valorizza le possibilità multistrato di interpretazioni, tutte contemporaneamente valide, del lavoro: serissimo gioco infantile, pretenziosa satira anticapitalistica, convinto anelito primitivista, rousseauiana nostalgia del buon selvaggio, puro e semplice scherzo (il coté giocoso verrà ripreso nel 1980 con la pubblicazione del 12″ Diskomo, una sorta di remix parodistico di Eskimo in versione proto-techno).

Se si riassumesse l’esperienza di Eskimo come quella di un “film mentale” ambientato in un villaggio eschimese senza tempo, si taglierebbero tutti gli armonici e le risonanze dell’opera: è pur vero che alla fine si tratta di sei tableau vivants acustici, fatti solo di semplici frasi musicali (con una scala limitata a cinque note), percussioni, canti, salmodìe primitive (ma con stranianti riferimenti diretti al mondo dei commercials – in ciò preconizzando pure il Commercial Album prossimo venturo) ed espressionistici dialoghi pseudo-nativi, sempre avvolti da un vento sintetico gelido e ottundente. E’ però proprio l’utilizzo dell’elettronica, mai così biforcutamente ambigua nel delineare affinità e divergenze tra natura e artificio, a frantumare e rifrangere le sensazioni come in un incubo lynchiano. Teoricamente è tutto chiaro: come un’audiofiaba per bambini weird, l’album si dovrebbe ascoltare leggendo contemporaneamente le note di copertina. Tuttavia, ai fortunati che approcciano per la prima volta il disco noi consigliamo di fare un primo giro puro e senza paratesto, per vivere il proprio personale viaggio, da confrontare poi con i suggerimenti delle liner notes (che online si trovano ad esempio nei link della tracklist nella pagina dedicata all’album del ricco fandom site). Nel 2002 un curioso DVD (anch’esso visibile online) estenderà gli intenti didascalici, accompagnando l’audio (in Surround Sound) delle storie con uno slide show con descrizioni e immagini (con i loghi McDonald’s e Coca-Cola che alla fine fanno capolino tra i ghiacci).

(Ri)ascoltando Eskimo oggi, a 40 anni dalla sua venuta alla luce (dopo anni di complicata gestazione, con l’ex Mother Don Preston, l’Henry Cow Chris Cutler e l’amico Snakefinger ospitati per dare una mano), in un mondo dominato dalle post verità e dai video deepfake, la verafalsa etnomusicologia dei Residents continua a stupire e, quasi, a commuovere.

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