Recensioni

7

Non più hype da un bel po' di tempo, i Go! Team si presentano comunque alla prova del terzo disco senza alcun sostanziale cambiamento. Le immagini evocate dalla musica del gruppo sono le medesime di sempre: il sole di un mattino d'estate che splende sulle strade ancora deserte del quartiere di Harlem a New York; campi da basket, Muhammed Alì e la musica che immagineremmo oggi se ancora potesse calcare un ring; un melting-pot di razze con l'asfalto nel proprio DNA; e poi un'orchestra black, ma black nel senso più puro e tradizionale del termine, che improvvisa una specie di parata per le vie di un qualche ghetto; percussioni, fiati sparatissimi, funk del più acido; cori di bambini; elettronica mandata in loop; e una voce che quando non apre verso Belle And Sebastian (Secretary Song), tropicalismi (Super Triangle) e (j-)pop (Buy Nothing Day), mette insieme rime con l'isteria dei migliori Beastie Boys.

Questi ultimi suonano come un'influenza anche sul piano degli intenti: anche qui, infatti, l'idea è quella di seguire un percorso personale e al di fuori delle mode. Ancora incapaci di sfornare un Ill Communication (o più verosimilmente un Hello Nasty, che dei Beastie era il disco più meticcio) il sestetto di Brighton esce con un lavoro che non è quindi decisivo ma godibile quanto i precedenti, spesso leggero ma in una maniera che piace.

T.O.R.N.A.D.O., non a caso primo singolo e prima traccia dell'album, lo dimostra egregiamente: una botta di energia necessaria per combattere l'uggia dei mesi freddi laddove l'hip hop celestiale della splendida Apollo Throwdown profuma già di estate. Ricordatevene quando di dischi 'importanti' avrete fatto il pieno e girerete in maniche corte con un gelato in mano.

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