Recensioni

Prendere le chitarre della New Rock Revolution e mescolarle con pasticche Electroclash: questa l’idea alla base di The Bravery, moniker-ossimoro per un combo che di fegato – musicalmente parlando – sta a zero. Come pasciuti figli di papà, Sam Endicott (voce, chitarre), John Conway (tastiere), Anthony Burulcich (batteria), Michael Zakarin (chitarre) e Mike H (basso) non sudano e non lottano, eppure si ritrovano il mondo ai loro piedi. Sono newyorkesi e Rolling Stone, MTV e Village Voice hanno deciso di regalare loro il classico quarto d’ora di celebrità. Tutto qui.
Il disco non fa necessariamente pietà: prendete Strokes e Franz Ferdinand e aggiungeteci un po’ di Dead Or Alive, un po’ di Duran Duran, Depeche Mode, New Order, metteteci un frontman che fa il verso a Robert Smith (alle volte un po’ a Bono Vox) e girate la manopola verso “uptempo”, ne sortisce un articolo che nell’ottica dell’usa-e-getta da discoteca risulta sublime: espleta la sua funzione – fa muovere il culo – e sparisce nel nulla. Il fatto che tutti coloro che ne hanno parlato abbiano citato sempre gli stessi nomi e abbiano usato quasi le stesse parole (noi compresi, ma per tirarcela vi facciamo un nome assurdo: Flesh For Lulu, one-hit wonder del goth-pop inglese anni ‘80, scovateli e diteci se questi Bravery non sono identici, persino di faccia) la dice lunga sull’originalità del prodotto, quindi se proprio dovete investire 18-20 euro su un disco dance-wave-rock, vi consigliamo di puntare a qualcosa di meno bollito nell’ambito, magari !!! o Rapture.
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