Recensioni
Skeletons
Skeletons And The Kings Of All Cities - Lucas
-
Stefano Solventi
- 1 Maggio 2007

Fermi tutti. L’armata Matt Mehlan ha fatto una cosa grossa, ancor più del già notevole e notevolmente sconcertante Git (Ghostly International, 2005). Ci sono cambi in formazione, ma del resto in un combo di oltre quindici elementi credo sia la regola, come minimo. Anche la ragione sociale è sensibilmente modificata, accantonati i “ragazzi con la faccia da ragazza” in favore dei “re di tutte le città”, e scusate se è poco. Ma quel che succede in queste nove tracce è provocato, credo, da un netto salto di qualità progettuale, che per un tipo come Mehlan significa organizzare deliri & visioni in un crogiolo acido e ondivago, allucinato e allusivo, stordente e grottesco.
Un incrocio di coordinate instabili dove s’incontrano/scontrano le elucubrazioni post-folk dei Gastr Del Sol, la freakeria tribalista degli Animal Collective, il guazzabuglio etnofuturista di Byrne/Eno, la fusion algebrica dei Tortoise e l’euforia electro percussiva di Manitoba. Trame radioattive su cui si adagia il canto di Matt, contagiato tanto dai languori esotici Matt Ward quanto dal bucolico abbandono Tim Delaughter. Quel che ne risulta è un’ipotesi psych per l’oggidì, ma non le solite cose che citando si disinnescano, carinerie sfrigolanti senza troppi sbocchi nel reale e chi s’è visto s’è visto. No, qui l’affare è davvero straniante, annidato nel cuore stesso dell’incubo moderno, che osserva a partire dalla piccola città del Kansas – microcosmo metonimico di una quotidianità splendidamente disumanizzante – cui s’ispira. E perciò alletta e atterrisce, come un delirio a bruciapelo. Così vicino che quasi non lo vedi.
Amazon
