Recensioni

Costruito sopra una serie di percussioni (in senso molto lato) estremamente lineari, Juxtaposition si sviluppa, in senso orizzontale/democratico, come una sorta di meta-pop imbastito con tutta una serie di linguaggi “bassi” che da sempre costituiscono il linguaggio del gruppo viennese. È un disco concreto, probabilmente il più concreto del gruppo di Martin Brandlmayr pur non avendo a che fare con la definizione musicale del termine: l’approccio è estremamente reale, terra-terra come l’idea di suonare più fisica, come l’intenzione di creare un disco da ascoltare più che un disco a cui pensare, a testimoniare un atto critico nei confronti di se stessi e del proprio ruolo nel mondo prima ancora che un’evoluzione musicale in senso stretto. Batterie che si adagiano sullo sfondo, balzano in primo piano e si adagiano nuovamente, drones avvolgenti a costruire le melodie, reiterazioni al limite della psichedelia industriale che sfumano in groove appena accennati e già familiari all’udito, testimoniano l’onestà programmatica e le fortissime soluzioni di continuità all’interno del gruppo (ma che dire dell’uscita quasi contemporanea di Juxtaposition e di quel Jealousy & Diamonds firmato Autistic Daughters che segna un ancor superiore grado di padronanza della musica cantautorale?), che per una volta rinuncia –una sorta di bestemmia– alla ricerca dell’innovazione linguistica all’interno di un album.
In questo senso il Radian che appare su Juxtaposition è gruppo “post rock” nel senso più classico, e probabilmente dimenticato, del termine. Da una parte acuisce la propria dialettica di genere, il proprio ciclico avvicinarsi a punti di discussione già sviscerati in episodi precedenti; dall’altra tenta di negare il processo ricorrendo a forme di sviluppo della musica ancor più classiche e in certa misura standardizzate, cercando un aggancio classico-moderno che non è una novità in termini assoluti ma che si evolve in modo sfavillante lungo il percorso. E a fronte della riuscita di Juxtaposition viene da chiedersi se non sia questa la strada che Radian dovrebbe seguire d’ora in poi (anche se a sostanziale beneficio di un pubblico molto meno specializzato).
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