Recensioni

Nico Muhly è uno fedele a quello che dice. E alle metafore con cui titola le proprie composizioni. Mothertongue era un calembour di vocalismi, l’allestimento di una scena di parole e timbri d’ugola pennellati da mamma lingua. Drones – che raccoglie tre EP del compositore (Drones & Piano, Drones & Viola, Drones & Violin) unendoli con la finale Drones & Violin – Drones in Large Cycles – non solo riflette i mezzi usati (gli strumenti), ma li impasta dando a uno o all’altro il protagonista e al restante l’ambientazione dronica. Il gioco è non cadere nel tranello: non ci sono droni – come siamo abituati a pensarli – ma ipotesi strumentali di traduzione della sospensione del velivolo senza conducente, non un ronzio ma un veicolo – un mezzo, appunto.
Il tutto resta molto legato a Philip Glass, con il quale Nico ha collaborato in diverse occasioni e che del resto forse è stato mentore indiretto. Si rimpallano pianoforte, viola e violino. Drones & Piano (commissionata in origine dal Gilmore International Keyboard Festival, per il pianista Bruce Brubaker) è la parte migliore del lotto. La pianizzazione di un bipolarismo. Ci racconta una storia musicale di schizofrenia. Da un lato il pianoforte assume una personalità antitonale, dissonante e dinamica. Dall’altro una personalità docile, quasi pensierosa. Con soluzioni di continuità raramente prevedibili. A volte (Drones & Piano Part 3 – The 8th Tune) quel nervosismo è una composizione veloce, che sa che i minuti contati sono preziosi per mantenere un barlume di lucidità.
La viola di sottofondo è l’ambiente ideale per questa dialogica tragedia quotidiana, allo stesso modo il piano in reverse dovrebbe essere tappeto perfetto per il protagonismo degli archi nelle due serie successive (Drones & Viola e Drones & Violin), ma perde efficacia. La viola dronica ricorda John Cale, se non Tony Conrad; il piano statico il Terry Riley di In C, come se fosse suonato nell’altra stanza, e quindi come se gli fosse negato il protagonismo solo per una questione di piani di fuoco. Per lo stesso motivo, gli switch / glitch di Drones & Violin – Drones in Large Cycles sono – seppur più “strutturanti” – meno adatti a dare luce alla metafora del disco: monologhi interiori su suoni dronici della quotidianità tradotti in strumento musicale. Funziona quando lavora sull’ossatura, Nico Muhly, in Drones. Per un compositore di fatto camerista, è una posizione di vantaggio.Drones – che raccoglie tre EP del compositore (Drones & Piano, Drones & Viola, Drones & Violin) unendoli con la finale Drones & Violin – Drones in Large Cycles – non solo riflette i mezzi usati (gli strumenti), ma li impasta dando a uno o all’altro il protagonisto e al restante l’ambientazione dronica
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