Recensioni

Terzo lavoro in studio per Miss Kenichi, al secolo Katrin Hahner, questo The Trail è ad oggi il suo disco più maturo: atmosfere solenni, intime ed evocative, songwriting adulto, una produzione semplice e mai invadente per canzoni fatte di pochi elementi ben dosati, come undici piccole finestre aperte sull’autunno berlinese.
Se vocalmente (e non solo) il riferimento più evidente è la Cat Power di You Are Free, la cui lunga ombra si estende sostanzialmente su tutto il disco (in particolare sul singolo Who Are You, sull’inquieta Whatever e sul gioco di nervi di The Ghost), appaiono altrettanto chiari i rimandi ad Elizabeth Fraser nel periodo This Mortal Coil (l’opening Tale Of Two Rivers) e alla PJ Harvey più intimista di White Chalk (da ascoltare in tal senso, Interlude e The Trail), mentre vibrati, riverberi e tintinnii di chitarra sembrano riportarci alle atmosfere liturgiche care alla coppia Buckley/Lucas di Grace (Bobby Bacala, Broken Bell); quasi un piccolo tributo al Nick Drake di Pink Moon, l’incedere folleggiante di Dream.
Un album che se da una parte scorre forse troppo monocorde e privo di impennate, dall’altra ci mostra un’autrice dalla buona personalità e capace di colpire senza strafare, di commuovere senza facili sentimentalismi e, a tratti, di suonare quasi classica. Non è poco, ad oggi.
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