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Touch pubblica un altro capitolo del lungo libro che Chris Watson sta scrivendo sul mondo che ci circonda. Figura fondamentale nell’ambito della sperimentazione sonora, field recordist tra i più creativi e appasionati e firma che regge con dovizia di argomentazioni, la marea di dibattiti teorici che puntualmente si abbatte su un campo che attira troppi presuntuosi dal microfono pronto e la mente scevra di idee. Cross-Pollination è composto di due tracce distinte e separate. La prima, Midnight at the Oasis, è una classica escursione nello stile del Nostro, con il deserto del Kalahiri nelle ore notturne come scenografia di riferimento. Di solito non c’è molto di cui disquisire di fronte a questo tipo di opere. Il puro e semplice scatto ambientale come documento sonoro che fotografa l’eterno presente della realtà è quello che si nasconde dietro l’incessante proliferare di suoni provenienti dal mondo animale e che è alla base del lavoro di Watson fin dai tempi di Stepping into the Dark.

Diverso invece il discorso che si nasconde dietro le pieghe di The Bee Simphony, piece sperimentale condotta da Marcus Davidson sulla base delle registrazioni che Watson fa di un gruppo di api in un giardino inglese. Davidson si accorge che la tonalità del ronzio degli insetti può fornire il tuning ideale per l’intonazione di un coro di voci umane che “imita” l’elemento naturale. Il risultato è un affascinante excursus che si pone sul crinale di una serie di lavori analoghi, come Nuna di Mira Calix e Adaptation And Survival dei Tribes Of Neurot. Poi da qui, tutto diventa possibile. Anche trovare paragoni con il canto degli aborigeni o con le musiche sacre delle prime registrazioni corali, come sostiene Davidson. Cosa che per altro avvicina moltissimo questo lavoro alla classica contemporanea di Penderecki, che proprio in questi territori si alimentava.

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