Recensioni

7.3

Due anni fa la ripartenza in italiano col disco omonimo che ci presentava Marco Iacampo autore di un folk rock tra il solare e l'indolenzito, abiura piuttosto netta rispetto ai modelli angloamericani (da Lennon a Mark Linkous, per farla breve) che avevano informato la breve ma brillante carriera solista a nome Goodmorningboy. Personalmente trovai che fosse una scelta dignitosa ma un po' penalizzante, nel senso che malgrado la bontà dei pezzi faticava a ritagliarsi uno spazio proprio, peculiare. Il rischio dell'anonimato aureo stava lì ad un passo. Con Valetudo però il discorso cambia e radicalmente.

L'ex Elle sembra aver chiuso il cerchio dell'introspezione portando a galla un bottino prezioso, ovvero un'espressività tanto essenziale quanto efficace, lieve ma intensa, radicata nell'idioma universale del folk con licenza di farsi contagiare da languori bossa, struggimenti british e ugge da chansonnier. Griffato Urtovox e Prisoner Records (etichetta di Michele Bitossi dei Numero 6), prodotto dallo stesso Iacampo e da lui prevalentemente suonato con l'aiuto discreto di un pugno di strumentisti (tra i quali Nicola Mestriner, già tastiere e voce degli Elle), Valetudo mette in fila undici tracce più elusive che allusive rispetto a modelli tanto impalpabili da suonare omeopatici, tipo il Caetano Veloso via Sergio Endrigo di Soltanto io, solamente noi, il Lauzi pacioso di Amore addormentato o il Max Gazzé liofilizzato di Trecento. Altrove sciorina agilità agrodolce come certe morbidezze giovanili Dylan o il garbo del Nick Drake più empatico (Tanti no e un solo sì), altrove spedisce languori Tenco tra caligini british (Gli inverni non mi cambieranno più) e i Perturbazione in mezzo a sonnacchiose inquietudini bossa (Amore in ogni dove).

Tutto un gioco di tensioni mitigate che proprio sfuggendo la norma del chiasso riescono a suonare forte, se preferite una reminiscenza del NAM tolta però la gratuità estetica a vantaggio di un forte senso di necessità, vedi il caso dell'amara Non è la California. Uno di quei dischi insomma che navigano ben al di sotto la soglia del clamore ma promettono di ritagliarsi un posto importante nel folto dei tanti, troppi ascolti.

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