Recensioni

7.3

Anton Newcombe come Julian Cope? Autori che non paghi di portare avanti, testardamente si direbbe, una carriera ventennale e più senza compromessi né aggiustamenti di sorta, si mettono a fare i talent scout scoprendo personaggini niente male? La risposta è affermativa se si prendono questi Magic Castles, all’esordio “ufficiale” proprio sulla A recs dell’irascibile inglesotto (sì, è americano ma dentro è inglese fino al midollo), un po’ come avvenne  mesi fa per gli acclamati Dead Skeletons. La provenienza è meno esotica, Minneapolis al posto della affascinante e misteriosa Islanda, ma l’interpretazione lisergica/gaze delle istanze psych è molto simile, almeno per le affinità elettive. Lì più dirompenti e compatti, qui più evanescenti, (tra)sognanti e deliziosi.

Il duo + n composto da Jason Edmonds e Jeremiah Doering si pone in scia al suono made in Spacemen 3 privato della consistenza a tratti parossistica del wall of sound o dei Velvet timidi che si guardano le scarpe, ma spesso, nei passaggi più bucolici e sospesi, ricorda esperienze fondamentali come Galaxy 500 o minori come gli Skygreen Leopards di Donovan Quinn. Un tentativo di fondere accessibilità “pop” e sperimentalismo free-form, misto a reminiscenze forest folk di matrice new weird america che trova la sua più compiuta forma nelle cullanti dolcezze del trittico d’apertura Death Dreams, Now I’m A Little Cloud e Imaginary Friends o nelle dilatazioni paniche di Ballad Of The Golden Bird – irresistibile crescendo shoegaze tra tamburi e chitarre sixties che riesuma effluvi californiani – e All My Prayers, in cui ad emergere è l’aspetto da pastorale psych-rock in elogio della lentezza che fa la fortuna di bands come i Royal Baths.

Altrove le musiche si irrobustiscono e il filone psych/shoegaze calca le gesta della citata band di Jason Pierce ed epigoni tutti (Mystical Sage Warrior, Emery Memories) o si coniuga alla reiterazione alla maniera dei Suicide (Songs Of The Forest) ma rimanendo sempre sulla freakeria spinta tra percussioni new-age e flautini sparsi. L'immaginario elaborato dai Magic Castles è trasognante, le atmosfere cullanti, le sonorità da allucinazioni paniche. Toccherà dare atto a mr. BJM che come talent scout ha un gran futuro?
 

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